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CHI NON E' SENZA PECCATO....

Dobbiamo pensare a una società in cui il divario tra chi ha e chi non ha sia ridotto, nella quale esista il senso di un destino comune, un impegno condiviso a estendere opportunità ed equità”, scrive Joseph Stiglitz. Ma non è il punto di partenza, a mio avviso. Questo deve diventare il punto di arrivo di un nuovo modo di concepire la gestione della cosa pubblica (e, quindi, anche il danaro pubblico). Vent’anni di Berlusconismo hanno fatto sfracelli. Perché è una visione del paese tutta particolare, quella di un ricco signore il cui assillo-timore era (ed è tuttora) quello di vedersi “espropriato” il patrimonio da politiche di equità sociale che sono, per lui, come una fastidiosa malattia di cui trovare subito il rimedio. Tanto lavoro fatto da paladini del liberismo (vedi le due buonanime Thatcher e Reagan), rischia sempre di essere vanificato dalle velleità dei paladini della giustizia sociale e della difesa dei più deboli. Ma il male del berlusconismo non è soltanto questo: il male del berlusconismo è stato quello di portare il discorso politico all’estrema esemplificazione del messaggio ad impatto e dello slogan. Anni di questo lavoro hanno portato la stragrande maggioranza dei cittadini italiani a non voler trovare il tempo di approfondire i temi e le discussioni. Una sorta di “pigrizia indotta”, finalizzata allo scopo di creare un “popolo di tele votanti”, piuttosto che un “popolo di cittadini” (con tutto il disprezzo mio personale per una parola priva di significato come “popolo”). Questo male si è insinuato anche in quelle forze politiche che avevano fatto dell’approfondimento il loro cavallo di battaglia (vedi i partiti tradizionali, nessuno escluso). Ed anche quando questi partiti tradizionali si sono “evoluti” (o involuti, come si preferisce) in altre forme ed altri simboli, all’inizio tendevano a conservare questo modo di porre i problemi. Poi, il passare del tempo ha fatto sì che la “degenerazione” del messaggio politico prendesse piede. Il continuare a vedere la “comunicatività” di Berlusconi come una specie di metodo infallibile per raggranellare consenso, ha fatto sì che il tutto si spostasse verso forme di comunicazione del messaggio sempre più povere di contenuti (e programmi) e sempre più piene di frasi ad effetto e slogans immediatamente percettibili dall’opinione pubblica. Il risultato? E’ sotto gli occhi di tutti!!! Un depauperamento della Politica, e del suo scopo primario (quello della progettazione del bene collettivo)… per lasciare spazio solo ad una corsa all’accaparramento del consenso (con tutti i mezzi possibili) per assicurarsi le posizioni di potere o le rendite di posizione. Va da sé che se uno è maestro di certa comunicazione, gli altri che provano ad imitarlo, ne usciranno sempre perdenti. Ed è esattamente ciò che è avvenuto. Il Cavaliere è stato Re incontrastato di quest’ultimo ventennio, forte anche del fatto che gli altri, invece di presentare agli elettori-cittadini delle alternative credibili, hanno soltanto cercato di scimmiottare la comunicatività di Berlusconi senza avere nessuna possibilità di vittoria… causa l’assenza di proposte alternative.

Ma il discorso è ancora più complesso, dal mio punto di vista. Si è sempre accusata la sinistra di procedere lungo il cammino della presunta “superiorità morale” rispetto agli avversari. Ed anche qui, l’abilità di Berlusconi è stata grande: Accusare i suoi avversari di ritenersi superiori, ma lasciando passare il messaggio della sua, di superiorità. Molto poco evidente, ma devastante, questa cosa. Perché attaccare la autoreferenzialità della sinistra italiana (ed anche la autoreferenzialità di tutte le altre forze politiche a lui avverse) non ha fatto altro che sottolineare la sua presunta superiorità ed autoreferenzialità. E se il cittadino non è cascato (giustamente, a mio avviso) nella trappola di questa presunta superiorità della sinistra, ha abboccato alla grande quando si è trattato di credere alla “velata” ipotesi di superiorità del centrodestra guidato da Lui!!!

Insomma, come mi è capitato di scrivere su Facebook in questi ultimi giorni, ci siamo mossi, in questo ultimo ventennio, come segue:

Forse il problema italiano sta tutto nel fatto che qualunque gruppo (o classe, o "famiglia", chiamatela come meglio vi aggrada) è portato a pensare di avere, rispetto a tutti gli altri, una patente di superiorità. E questo vale a tutto tondo!!!
Una specie di collettivo "Io so' io... e voi non siete 'n cazzo"...
Del resto, in questo paese il "dogma" più evidente è sempre stato il "Ca' nisciuno è fesso"... lasciando intendere che il "nisciuno" sia riferito solo ed esclusivamente a chi sta enunciando questo assioma...

E in questo collettivo delirio, ci metto anche gli ultimi arrivati. Perché, a ben guardare le reazioni e le esternazioni dei cosiddetti “Grillini”, la sindrome del “Migliore” è una malattia che ha attaccato anche loro.

Quale la strada da percorrere per pensare, poi, di poter ottenere ciò che Stiglitz auspica? Riporto, ancora una volta, una mia riflessione:

 

Ho trascorso gli ultimi vent'anni senza accorgermi che la politica s'era trasformata da espressione alta di progetti per il bene comune a volgare rissa da Saloon del vecchio west. Tutti (nessuno escluso) a scagliarsi verso gli "obbrobri" altrui (o, peggio, contro l'inutilità altrui), e nessuno a guardare quanto fossero infangate le scarpe del proprio tragitto (fango è un attimo di autocensura).
Oggi abbiamo avuto, mi auguro, l'epilogo di tutta 'sta storia. Da ora, prima di guardare la merda sotto la suola altrui, guarderò attentamente le mie di suole.

 

Ecco, il mio futuro è questo: guardare le mie scarpe, ogni giorno, e valutare quanto siano sporche di fango (o di merda) prima di dire che le scarpe altrui lo siano più delle mie. E se non sarà questo il nuovo spirito – di tutti, senza esclusione – difficilmente si potrà pensare ad una via di salvezza per questo paese. La solita vecchia storia della pagliuzza e della trave. Chi non è senza peccato… sposti la trave dal suo occhio!!!!


Pubblicato il 22/4/2013 alle 9.33 nella rubrica opinioni politiche.

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