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RACCONTI DI AMICI.

Saverio viveva in un paesino sperduto dell'appennino meridionale (chi mi ha raccontato questa storia, non ha voluto dirmi quale). Ed era un ragazzone affetto dalla sindrome di Down. La sua vita si svolgeva tra casa e campi... nel senso che suo padre, un uomo che dimostrava il doppio della sua età... forse per il duro lavoro di contadino e, soprattutto, per la sofferenza di quel figlio che era diverso da tutti i ragazzi normali... suo padre, dicevo, aveva un piccolo fondo, fuori dal paesino, e tutti i giorni, tranne le domeniche... che sono i giorni da dedicare al "Signore", vi si recava, al mattino presto, in compagnia di quel suo figliolo "sfortunato", per occuparsi di un orticello, qualche gallina, un po' di conigli, delle pecore ed una piccola vigna. E Saverio, il ragazzone down, con quei tratti orientaleggianti, con una "coppola" ben schiacciata sul capo, una camicia di flanella pesante, una giacca di panno spesso, dei pantaloni di fustagno e un paio di stivali... felice, col sorriso sulle labbra, si recava con suo padre nel fondo. Sempre in compagnia della sua Asina (Peppinella, la chiamava), alla quale non faceva mai mancare una carezza!!! Rincasavano quando cominciava a fare buio, e suo padre non perdeva d'occhio quel suo figlio!!! E lo guardava con occhi che solo un padre può avere: occhi d'amore. Aveva un'aria burbera, il padre.... ma solo l'aria. Perché quando si fermava in piazza, ad intrattenersi con i suoi compaesani, si notava un modo gentile di porsi agli altri... forse perché la sofferenza per quel figlio bisognoso di essere seguito attimo per attimo, aveva smussato gli aspetti più duri del suo carattere. O, forse... perché per stare dietro un ragazzo non normale, ti costringe a tirare fuori la parte migliore di te... Saverio aveva sempre un sorriso stampato sul viso!!! Nonostante i ragazzi avessero una sorta di timore di lui!!! Timore che derivava dal fatto che, in tanti, per intimorire i propri figli troppo vivaci, avevano l'abitudine di dire: "Stai attento!!! Comportati bene, altrimenti chiamo Saverio e ti faccio mangiare!!!!". Ma Saverio non sapeva di avere questa "fama". Lui sorrideva a tutti e non riusciva a spiegarsi perché, quando tentava di avvicinarsi ad un bimbo o ad un ragazzo, costui si allontanasse con un'espressione timorosa sul volto. Poi, un giorno, Saverio partì. E nessuno ebbe più notizia di lui... ma nei ragazzi del paese, era rimasto dentro quel timore che, da un momento all'altro, potesse tornare per mangiarsi i più maleducati. Mentre per quel padre, c'era la gara a cercare di rendersi utili, dargli una mano d'aiuto (anche non richiesta), quasi a voler dare un sollievo ad un uomo che soffriva tanto per un figlio diverso dagli altri... e per una moglie che era morta troppo presto, lasciandoli soli.

Mi è venuta in mente questa storia, raccontatami da un amico... non so se mi abbia detto il vero nome del Ragazzo Down. E non ha voluto dirmi quale fosse il paese in cui abitava Saverio. Ma questa storia mi ha sempre fatto pensare al fatto che, per quanto le comunità siano caratterizzate da un sistema di solidarietà e di mutuo soccorso (perché si ha un senso di appartenenza tale da pensare che i problemi del singolo siano i problemi di tutti)... esiste una specie di rovescio della medaglia: per esorcizzare il più possibile una qualsivoglia disgrazia, c'è la necessità di "scagliarsi" in maniera cruda (anzi, crudele), verso colui che è diverso.

Mi fermo qui... e non so neppure perché io abbia voluto mettere nero su bianco queste mie considerazioni.

Pubblicato il 19/3/2013 alle 21.54 nella rubrica Comunità.

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