Blog: http://Nathan2000.ilcannocchiale.it

COMUNITA': COSA ABBIAMO PERDUTO III.

Gerardo era un omone alto, ben piazzato, con due spalle larghe, due braccia forti e, soprattutto, sempre impeccabile nel vestire. Non ricordo di averlo mai visto con qualcosa di "fuori posto" nell'abbigliamento. Indossava un abito e un cappotto o un paio di pantaloni con camicia e pullover in maniera veramente disinvolta.
Gerardo aveva, però, dei problemi di natura psichica piuttosto seri... era stato per diversi anni rinchiuso in un istituto per malattie mentali... anzi, all'epoca si trattava dei famigerati Manicomi (Basaglia si era appena affacciato sulla scena scientifica e clinica del paese Italia). Non ho informazioni attendibili su quali fossero state le cause scatenanti i suoi problemi di natura psichica; notizie frammentarie mi sono state fornite nel corso degli anni, e grazie a quelle sparute informazioni mi sono potuto creare dentro un'idea di chi fosse quell'uomo che era sempre in giro per il paese, impeccabile nel vestire, con le braccia incrociate dietro la schiena, lo sguardo dritto avanti a sé ma perso dietro chissà quali pensieri. Si vedeva che era un animo tormentato. Ed io, giovanissimo, lo guardavo con occhi curiosi ma, al tempo stesso, timorosi per quella figura di gigante (almeno così mi appariva da ragazzino) dallo sguardo perso chissà dove!!! Capitava di vederlo anche impegnato in chiacchiere con qualcuno del paese... nei paesini, si sa, quando uno è strano, o matto (come nel caso suo), c'è sempre , comunque, qualcuno che riesce a trovare il tempo e il modo di intrattenersi con queste persone. Quello che mi colpiva, era il suo tono di voce, sempre fermo, mai titubante o incerto. Si intuiva che era stato qualcuno che aveva occupato una posizione di un certo rilievo (non oso dire "di potere"). Sembrava qualcuno che avesse passato parte della sua vita in una carriera che poteva essere quella militare... ma queste erano solo delle ipotesi che mi formavo dentro guardando attentamente i suoi modi nel muoversi e nel porsi davanti agli altri.
Negli anni, ho "carpito" delle informazioni dalle persone che di lui potevano sapere sicuramente più di me. Mi fu riferito che fosse un agente di Custodia in un Penitenziario non ben localizzato. Mi fu riferito (ma lo scoprii anche ascoltando i suoi racconti e le sue chiacchierate con altri) che era un "nostalgico" del "Ventennio". Parlava di Mussolini come di un Dio, del Fascismo come di un periodo aureo per questo Paese. Forse è anche per questo che in tanti gli davano del "Matto".
Ma Gerardo, un po' matto, lo era... e quel suo passato in manicomio lo testimoniava in maniera chiara. Non ho mai saputo quanto tempo abbia passato in ospedali psichiatrici... ma ho capito, dalle informazioni carpite dai racconti (molto reticenti) di chi lo conosceva, che durante il suo periodo di Agente di Custodia in Carcere, si fosse reso molto antipatico ai detenuti e che, un giorno, quei detenuti che l'avevano preso in antipatia, lo accerchiarono e cominciarono a picchiarlo selvaggiamente... tanto da fargli passare diversi mesi in ospedale. E, probabilmente, quel pestaggio danneggiò anche la sua anima!!! Sempre dalle frammentarie informazioni, ho capito che abbia girato diversi ospedali psichiatrici, prima di essere liberato dalla famosa "Legge Basaglia".
Gerardo non fu mai, per il periodo che ha vissuto da uomo libero, un matto pericoloso. Non poteva esserlo, soprattutto guardando il suo modo signorile di passare per le strade del paese, con quel suo sguardo perso chissà in quale dimensione. Amava chiacchierare, con le persone, del "ventennio"; ne parlava con amore e con nostalgia.
Gli ultimi anni di vita, dei quali sono stato testimone un po' più consapevole (solo per il fatto di essere meno giovane e, quindi, più interessato e attento) sono stati anni nei quali lo sguardo perso si permeava, talvolta, di malinconia e tristezza. Un giorno gli sentii dire una cosa che, ancora oggi, mi fa riflettere: "Durante il fascismo, non c'era libertà, non potevi permetterti di dire ciò che volevi. Oggi viviamo in democrazia, puoi dire ciò che ti pare... Ma nessuno ti sta a sentire!!!!". E i suoi occhi si velavano di tristezza.
Quando mi hanno comunicato la sua morte, mi è tornata più volte in mente questa sua riflessione. E mi è tornata in mente, soprattutto, la commiserazione degli altri nei confronti di quell'uomo. E le risatine di scherno e, talvolta, il timore che incuteva in tanti.
Ecco... stasera mi va di ricordare un uomo che, nonostante il suo male "oscuro", nonostante il malessere che covava dentro, mi ha sempre dato l'impressione di avere, nella sua dimensione interiore, dell'altro che, purtroppo, non è mai riuscito ad esprimere.
Voglio pensare che quell'uomo, ossessionato dalla nostalgia per il fascismo, nonostante questo, fosse una persona che avrebbe potuto dare tanto... anche perché non si stancava mai di dire cose sensate. Perché, riflettendoci bene: non è sensata, la sua riflessione riportata? Anche questo è un aspetto della Comunità che, col tempo, abbiamo perduto.

Pubblicato il 8/1/2013 alle 21.39 nella rubrica Comunità.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web