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LIBERTA' DI "PENSIERI".

Esistono dei momenti delle mie giornate nei quali mi sorprendo a riflettere su miriadi di cose... e non è detto che queste riflessioni portino da qualche parte! Soprattutto, mi sorprendo a riflettere su quanto poco ci sia da stare allegri, vista la situazione economica di questo paese. Sto pensando, seriamente, di venire fuori da un luogo "virtuale" come Facebook perché, come già sottolineato nel mio post precedente, sembra essere diventato un luogo per nevrotici; dal mio punto di vista, quindi, un "Non luogo". Ma Facebook è pur sempre uno spaccato della vita e della società reale. Anche se, certe volte, mi pare che sia diventato una specie di eremo nel quale in tanti si rifugiano per sentirsi protetti dalla vita reale e, al tempo stesso, lanciare strali contro tutto e contro tutti. Ecco, questo è ciò che appare, ai miei occhi, l'utilizzo del web attraverso il social network. Anche chi si occupa (o tenta di occuparsi) di temi politici "spiccioli", mi appare come nevrotico e, talvolta, paranoico. Penso a gruppi "monotematici" (quelli, per intenderci, nei quali si porta avanti il classico tema pregnante e nel quale non è consentito, quasi mai, di spostare l'asse su un discorso di più ampio respiro)... gente che si parla addosso, che propone, magari senza avere la benché minima preparazione in fatto di normative, leggi e via di questo passo... ma parla, parla, discute, discute. Eppure la rete avrebbe una potenzialità enorme, per il solo fatto di annientare le distanze "fisiche" tra persone!!! Ma no! Se qualcuno vuole provare a fare un discorso di "sintesi", di programmazione, di progetto politico, è condannato all'indifferenza dei più. Quante volte mi è capitato di leggere frasi del tipo: "Occupiamoci del tema in questione e non cerchiamo di spingerci oltre!"? Come se il discorso fosse un discorso relativo ad un'unica problematica e basta.
Ora, se ci pensiamo bene, il fatto di pensare di cambiare il mondo concentrando la propria attenzione e le proprie energie su un solo tema, secondo me, è sintomo di una miopia e, soprattutto, di una mancanza di idee da parte delle persone (la maggioranza) che ancora sono convinte che si debba spingere il rappresentante politico di turno ad ascoltare le proprie istanze (in un velleitarismo che rasenta l'ingenuità... per non dire peggio). Una cultura della "delega" che, purtroppo, è dura a morire e che ci ha portati, a mio avviso, alla situazione nella quale stiamo affondando ogni giorno di più. Ma provare a far comprendere alle persone che un impegno diretto, sia pure limitato, perché i ritmi di vita cui siamo sottoposti non ci concedono spazi più ampi, sarebbe l'unico modo per venire fuori dal pantano. Ma, purtroppo, sembra che non sia così. E vedere ciò che viene espresso, a livello di opinioni e, soprattuto, a livello di informazioni a disposizione, anche sui social network, dà una immagine di questa nostra società come di una società sempre più chiusa nel proprio spazio, sempre meno aperta all'altrui opinione. Insomma, una web-society che si fonda sulla libertà di "pensieri". E non mi pare un grosso risultato.

Pubblicato il 17/12/2012 alle 14.0 nella rubrica Diario.

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