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COSA FARO' DA GRANDE (II).

Un aforisma piuttosto noto recita, più o meno, quanto segue: "Il Paradiso è quel luogo in cui la cucina è francese, i fabbricanti di birra tedeschi, l'amante è italiano (e ancora mi domando sulla base di quali parametri Ndr), i poliziotti inglesi e tutto è organizzato dagli svizzeri. L'Inferno è quel luogo in cui la cucina è inglese, i fabbricanti di birra francesi, l'amante è svizzero, i poliziotti tedeschi e tutto è organizzato dagli italiani".
Ho citato questo aforisma per stigmatizzare una caratteristica tipica dell'italica gente (valida a qualsiasi latitudine ed altitudine): la cronica incapacità di gestire l'organizzazione di qualunque situazione (dalla più semplice alla più complessa). O, forse, dovrei dire: la capacità di certi comitati d'affari (che hanno inquinato anche la politica) di occuparsi solo ed esclusivamente dei propri tornaconti dimenticandosi, altresì, di quelle che sono le esigenze del resto dei cittadini. E mi riferisco, penso sia intuitivo, a ciò che è successo nella gestione dell'emergenza immigrati in fuga dal Maghreb in fiamme (sulle cause di quest'incendio, per ora, preferisco non esprimermi... anche se, a dire il vero, ho le idee piuttosto chiare sulla situazione). Facevo, ieri sera, una riflessione su qualcosa che avevo "percepito" (in quanto spettatore distrattissimo e, probabilmente, scarsamente interessato a certe discussioni) guardando la puntata di Ballarò; ad un certo punto, è comparsa una cartina dello "stivale" con riempite in rosso le regioni che si erano "caricate" della propria quota di disperati da ospitare. Regioni che avevano approntato, con l'ausilio di VVFF e Protezione Civile, delle tendopoli che lasciano presupporre la provvisorietà dei campi di accoglienza... nessuna regione del nord (Liguria esclusa); Lazio e Toscana per il centro Italia. E, ovviamente, tutto il meridione! Non sono a conoscenza della locazione delle tendopoli in alcune regioni, ma conosco l'ubicazione delle suddette in tre delle regioni meridionali: la Basilicata (la mia regione, la Puglia e la Campania. Ora, quei quattro fedelissimi che vengono a farmi visita con commovente assiduità e quotidianità su questo blog, sanno che sono affetto da una malattia incurabile: il SOSPETTO!!! E la locazione di questi campi "provvisori" nei quali "stoccare" questi poveracci, sono:

  1. Per la Basilicata, il Comune di Palazzo San Gervasio (noto produttore di oro rosso... il pomodoro, per intenderci) ed a confine con un'altra area a vocazione produttiva della stessa filiera (terra di Capitanata, nel foggiano, dove da sempre si coltiva il pomodoro destinato all'industria conserviera).
  2. Per la Campania il Comune di Santa Maria Capuavetere (comune baricentrico rispetto a tutto l'agro Casertano-Partenopeo vocato alla medesima produzione agricola).
  3. Per la Puglia, il comune di Manduria (zona di produzione olivicola e viti-vinicola).

Ora, per esperienza personale, dato che vivo in Basilicata ed ogni anno, durante la stagione della raccolta del pomodoro si presenta, con puntualità teutonica, il problema di dove ospitare, in quel di Palazzo S. Gervasio, i lavoratori immigrati stagionali, mi prende il sospetto che tutta questa strategica disposizione dei campi di "accoglienza" (immaginate come ci si debba sentire in tenda... una situazione di precarietà non da poco!!!) non sarà mica finalizzata ad avere, in prossimità del periodo della raccolta nei campi, manodopera a basso costo pronta per l'impiego? E quando parlo di manodopera, mi vengono in mente subito i "caporali", mica i sindacati!!!!
Sì, il sospettoso-complottista-dietrologo-rompiballe che si è impossessato del mio corpo, pensa proprio questo. Un'organizzazione all'italiana (che lascia fuori il ricco nord da questa "magagna") che serve ai soliti comitati d'affari per avere schiavi a disposizione di coloro che, alla fine, trarranno profitti dal bassissimo costo di questi lavoratori. Organizzazione della quale, complici consapevoli o inconsapevoli i presidenti delle tre regioni, denota la solita cialtroneria di una classe imprenditoriale e politica incapace di provvedere a nulla che possa servire al bene comune. Ovvio che il nord si tenga fuori da queste magagne (siamo in periodo elettorale e... la sicurezza del nord presuppone che i "negher" stiano fora d'i ball (Bossi dixit). Salvo, poi, passato il periodo elettorale, prendersi qualche immigrato a lavorare per produrre "ricchezza" lassù, nel già straricco nord. Eh sì: tale Luigi Abete (già presidente di Confindustria anni fa) ieri sera ha ammesso che gli italiani che hanno perso il lavoro negli ultimi tre anni sono circa un milione (azzarola!!!!); ma questa perdita di posti è parzialmente compensata da seicentomila immigrati che hanno trovato lavoro nelle zone molto alte della penisola. Ecco, il solito discorso freddo e asettico: tutto sommato abbiamo perso solo 400.000 posti! Ma si sa: la matematica è fredda... perché quel milione di disoccupati, hanno comunque bisogno di mangiare!!! Chi glielo spiega a questi che, tutto sommato, il bilancio non è del tutto negativo perché 600.000 immigrati, che sono come la peste per il nord, hanno comunque trovato lavoro nel ricco nord?.
Voglio concludere questa mia delirante disquisizione sulla situazione nella quale "sguazziamo", con una dichiarazione di Aldo Pagnoncelli che ieri sera (con la solita aria sorniona e con un sorrisetto sarcastico sulle labbra), alla domanda di Giovanni Floris su come fossero cambiati gli orientamenti di voto degli italiani alla luce delle vicende giudiziarie e sessuali del premier, ha risposto come segue: "Sostanzialmente immutate. Chi è di sinistra continua a votare per la sinistra, chi è di destra continua a votare per la destra. Siamo, fondamentalmente, un popolo di tifosi".
Sono anni che non sono più un tifoso di calcio (forse non lo sono mai stato)... e sono anni che non sono più un tifoso politico, ma penso che sia necessario spogliarsi dei facili ideologismi e indossare i panni del progetto politico e delle idee che siano funzionali al bene pubblico.
Ecco, questo post è un riassuntino di quali pensieri mi vengono in mente tirando boccate al mio fido Toscano, la sera, per le vie della mia città.
IO, DA GRANDE, FARO' TUTTO CIO' CHE E' IN MIO POTERE PER OCCUPARMI DEL BENE COMUNE. E SE CI RIESCO IO, NONOSTANTE GLI IMPEGNI E IL POCO TEMPO A DISPOSIZIONE, SAREBBE AUSPICABILE CHE TUTTI COLORO CHE NON SI RICONOSCONO NELLO STILE DI VITA DI POCHI CIALTRONI CHE GUASTANO QUESTO PAESE, COMINCIASSERO A DOMANDARSI: COSA FARO' DA GRANDE? COSA HO INTENZIONE DI LASCIARE AI MIEI FIGLI?

Pubblicato il 6/4/2011 alle 12.3 nella rubrica opinioni politiche.

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