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FIAT SATA E FABBRICHE ITALIA VARIE.

Pubblico un post che ho scritto sul blog del Comitato no oil lucania

Dal sito istituzionale della Regione Basilicata (che con la nuova veste sembra funzionare a singhiozzo) copio e incollo il seguente articolo

Fiat, Navazio (Ial): “Marchionne mi ha convinto”.

30/08/2010

ACR“Con franchezza affermo che Sergio Marchionne mi ha convinto. E non mi spaventa il giudizio che scatenerà tale affermazione”. E’ quanto afferma in una nota sul caso Fiat il capogruppo di “Io amo la Lucania” in Consiglio regionale, Alfonso Ernesto Navazio, a parere del quale l’incipit che l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne ha pronunciato giorni fa a Rimini al meeting di Comunione e Liberazione (“Quello che ho sempre cercato di fare, a costo di passare per rude, è parlare in modo chiaro e diretto, senza la presunzione di avere la verità in tasca, ma con la convinzione che l’onestà intellettuale sia il modo migliore per dare il proprio contributo e compiere insieme passi avanti”), “sprona tutti noi ad assumere atteggiamenti che permettano, senza calcoli politici, di dire ciò che realmente si ha in testa”.

“Separare i fatti dalle opinioni – aggiunge Navazio - è sempre più difficile nel mondo in cui viviamo. I vari soggetti politici, economici e sociali, tutti portatori di interessi generali, tuttavia, si fanno portatori di illusioni, si fanno paladini di una battaglia che si rinnova e si ridefinisce continuamente ma che ha un solo unico scopo”.

“Fa impressione, invece, che Fiat raccolga apprezzamenti, complimenti e consensi tra i lavoratori statunitensi – afferma ancora l’esponente politico - ed i loro rappresentanti sindacali tanto da affidare a Marchionne quota parte della dote dei fondi pensione e qui, in Italia, il progetto Fabbrica Italia non ha trovato un benché minimo apprezzamento. O non è stato compreso il progetto o c’è malafede. Non ci sono molte aziende (italiane) che investono in Italia qualcosa come 20 miliardi di euro. Viviamo un’epoca di cambiamenti rapidissimi che possono essere interpretati e affrontati soltanto grazie a schemi culturali e mentali che superino ed abbandonino i modelli purtroppo applicati negli anni settanta.

“I nostri sindacati avrebbero investito il loro fondo pensioni?”, si domanda ancora Navazio, per il quale invece “si preferisce lo scontro fra capitale e lavoro. Si richiamano i distinguo tra forza - lavoro e lavoro. Il lavoro assume, persino, carattere antagonistico (come si interpretava un tempo)”.

A parere di Navazio “non è uno spettacolo decente il peregrinare tra vari dibattiti dei tre protagonisti ribadendo ciò che la magistratura ha già accertato. Come dice qualcuno accade che su questioni più o meno importanti si possa assistere al confronto fra opinioni tutte poste sul medesimo piano, come se si trattasse di gusti personali. Ed è completamente scomparsa l’idea che sulle questioni di fatto non contano le opinioni ma le prove esibite da soggetti imparziali e competenti.
C’è una tale schizofrenia in giro che si perde il contatto con la realtà e si dà retta, solo, ai luoghi comuni. La babele delle opinioni che investe quotidianamente questo o altro accadimento, il voler a tutti costi dimostrare una solidarietà (più di facciata il più delle volte), il voler separare anziché unire comporta una visione lacerante e demagogica della società. Piace lo scontro. C’è sempre qualcuno che interpreta l’antagonismo come un mezzo. La declamata globalizzazione, la libera circolazione delle idee nel mondo internettiano hanno reso l’idea di un mondo che non è libero”.

“Nel nostro paese – conclude Navazio - l’industria automobilistica è alle soglie di una sfida epocale con il resto del mondo. O capiamo questo o risulterà difficile andare avanti. E’ tempo di intraprendere un atteggiamento sfidante che sferzi l’autoreferenzialità della provincia Italia e il mondo di ieri delle sue classi dirigenti. Occorre che la maggioranza degli uomini e delle donne, quelli silenziosi, quelli che ti fanno capire che sono stufi di questi conflitti, quelli che vogliono vivere legati ad una quotidianità che non banalizzi il loro essere, escano allo scoperto. E’ tempo che si ritiri la delega inconsapevolmente rilasciata”.

Insomma, abbiamo idea di dove il movimento “IO AMO LA LUCANIA” vuole andare a parare. Ma, per completezza di informazione qui si può trovare l’intervento integrale dell’AD FIAT, Marchionne.

Riportiamo alcuni stralci del suo intervento:

A volte ho l’impressione che gli sforzi che la Fiat sta facendo per rafforzare la presenza industriale in Italia non vengano compresi oppure non siano apprezzati intenzionalmente. La verità è che la Fiat è l’unica azienda disposta a investire 20 miliardi di euro in Italia, l’unica disposta a intervenire sulle debolezze di un sistema produttivo per trasformarlo in qualcosa che non abbia sempre bisogno di interventi d’emergenza. Qualcosa che sia solido e duraturo, da cui partire per immaginare il futuro. La verità è che questo sforzo viene visto da alcuni con la lente deformata del conflitto. Non siamo più negli Anni Sessanta. Non è possibile gettare le basi del domani continuando a pensare che ci sia una lotta tra “capitale” e “lavoro”, tra “padroni” e “operai”. Se l’Italia non riesce ad abbandonare questo modello di pensiero, non risolveremo mai niente. Erigere barricate all’interno del nostro sistema alimenta solo una guerra in famiglia. L’unica vera sfida è quella che ci vede di fronte al resto del mondo. Quello di cui ora c’è bisogno è un grande sforzo collettivo, una specie di patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilità e i sacrifici e per dare al Paese la possibilità di andare avanti”.

Che sembrerebbe un voler rimarcare che nel nostro paese esiste ancora un problema di “Lotta di Classe” di Marxiana memoria a lasciare un sistema produttivo e industriale italiano debole e assolutamente non competitivo rispetto ad altri paesi. Il che, ovviamente, rappresenta un’opinione… ed in quanto opinione, mi si consenta la battuta, è altamente opinabile. Ovviamente non ci è sfuggita un’altra dichiarazione che, precedentemente al richiamo alla guerra tra padroni e operai, viene fuori dal “cilindro” di Marchionne; è la seguente:

“La crisi ha reso più evidente e, purtroppo, per molte famiglie, anche più drammatica la debolezza della struttura industriale italiana. La cosa peggiore di un sistema industriale, quando non è in grado di competere, è che alla fine sono i lavoratori a pagarne direttamente – e senza colpa – le conseguenze.

Quello che noi abbiamo cercato di fare, e stiamo facendo, con il progetto “Fabbrica Italia” è invertire questa rotta. Il piano, presentato quattro mesi fa, dimostra il nostro impegno per concentrare nel Paese grandi investimenti, per aumentare il numero di veicoli prodotti in Italia e far crescere le esportazioni. Per realizzare questo progetto è assolutamente indispensabile colmare il divario competitivo che ci separa dagli altri Paesi e portare la Fiat a quel livello di efficienza necessario per garantire all’Italia una grande industria dell’auto e a tutti i nostri lavoratori un futuro più sicuro.
Conosciamo bene le regole dei mercati. Il loro andamento è determinato dalla domanda e dall’offerta, e trovano il loro equilibrio all’incrocio di queste due funzioni. Nella ricerca di questo equilibrio, non adottano principi etici e non sono condizionati da fattori o legami emotivi. Se lasciassimo il mercato libero di agire, alla sua maniera, le prospettive per la Fiat in Italia non sarebbero buone”.

Il richiamo alle regole dei mercati la dice lunga sulle intenzioni di Marchionne: Il mercato sopra ogni cosa (la lotta di classe, precedentemente richiamata, va a farsi benedire: il mercato è al di sopra dei padroni e degli operai). E, in nome del Dio Mercato, passa un messaggio subliminale inquietante: LA COSA PEGGIORE DI UN SISTEMA INDUSTRIALE , QUANDO NON È IN GRADO DI COMPETERE, È CHE ALLA FINE SONO I LAVORATORI A PAGARNE DIRETTAMENTE E – SENZA COLPA – LE CONSEGUENZE.

L’affermazione contiene un messaggio profondo (molto profondo): in nome della competitività e del mercato, necessita una riforma del sistema produttivo. E se non si attua questa riforma, le cose sono destinate a danneggiare soprattutto i lavoratori, perché le fabbriche sono costrette a chiudere o ad essere spostate in paesi nei quali questa riforma è attuabile.

Insomma: un sistema produttivo che “privilegia” i lavoratori invece della competitività, è destinato a soccombere! Ecco che, a questo punto, saltano fuori affermazioni del Ministro Tremonti che, con disinvoltura massima, dice che “La legge 626 è un LUSSO che non possiamo permetterci” (basta cliccare qui per avere più informazioni in proposito). Il ministro smentisce se stesso, affermando di essersi riferito alla giurisdizione europea, non alla sicurezza. Intanto, però, il messaggio è passato: Sicurezza, diritti acquisiti dopo decenni di lotte serrate, sono un LUSSO.

Ecco che, a questo punto, a differenza del Consigliere Navazio, possiamo affermare che il discorso di Marchionne non ci convince affatto!!!

Forse perché siamo dei romantici idealisti e fondamentalisti? No, affatto: crediamo, semplicemente, che il Dio mercato non può essere il pretesto per far passare in secondo piano l’Uomo e il lavoratore. E se la dichiarazione di intenti di Marchionne quando dice “Quello di cui ora c’è bisogno è un grande sforzo collettivo, una specie di patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilità e i sacrifici e per dare al Paese la possibilità di andare avanti” intende riferirsi ad una vera e propria condivisione, ad un vero e proprio patto sociale col quale TUTTI (quindi anche i consiglieri d’amministrazione e gli azionisti) debbano condividere i sacrifici, allora si può anche discutere e mettersi ad un tavolo per trovare la strada migliore. Se i sacrifici toccano (come sempre è accaduto) solo agli operai, ai lavoratori svuotati della loro componente umana e trasformati in freddi numeri beh… allora non ci siamo proprio!!!

Ah, per concludere: a proposito dell’ultima frase del comunicato di Navazio, possiamo affermare che, in linea di massima, siamo d’accordo. Ma decenni di “voto affidato”, di “deleghe in bianco” (leggasi metodo clientelare) sono difficili da sradicare. Anche noi ci battiamo perché il cittadino, quello che se ne sta silenzioso, riesca, quanto prima, a liberarsi dal “guinzaglio” che i politici gli hanno messo, e possa, finalmente, scegliere sulla base di programmi e non di “favori” da ricevere.

Meditiamo gente, meditiamo!

Pubblicato il 1/9/2010 alle 11.39 nella rubrica Diritti Vari.

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