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PAOLO BORSELLINO.

Un eroe italiano



A 17 anni di distanza dalla Strage di Via D’Amelio, oggi, a Palermo, su iniziativa di Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato a Palermo, si è svolta la
manifestazione delle agende rosse. Si intravedono spiragli nelle indagini sulla strage grazie a qualche rivelazione del figlio di Vito Ciancimino, sul “papiello” vergato di proprio pugno da Totò Riina con le richieste allo Stato, da parte del boss corleonese, e di cui è possibile avere qualche notizia al seguente link.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/14/ciancimino-jr-ultimo-segreto-patto-mafia-stato.html

Ancora si hanno, per tramite del suo avvocato, le affermazioni (ovviamente da prendere con la dovuta cautela) di Totò Riina in persona dal carcere di Opera (delle quali il sito di Repubblica parla al seguente link):

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/mafia-8/bolzoni-viviano/bolzoni-viviano.html

Insomma: c’è carne al fuoco e speranze per una maggiore chiarezza su una delle tante vicende oscure di questo nostro strano Paese. Ma io voglio ricordare Paolo Borsellino con le parole del suo amico Giuseppe Ayala (pubblico ministero del Maxi processo e, successivamente, parlamentare di questa nostra “sgarrupata” Repubblica), tratte dal suo libro “Chi ha paura muore ogni giorno”:

C'è qualcuno in questo Paese che si occupa della sottrazione dei documenti più personali delle vittime - cossiddette "eccellenti" - a cadavere ancora caldo. Una sorta di specialissima "Agenzia funebre" parallela che, anziché badare al morto, si incarica di trafugare tutte le carte più direttamente riferibili allo scomparso. La borsa che Aldo Moro aveva con sé al momento del sequestro? Mai trovata. Il computer di Giovanni Falcone? Ripulito. L'agenda rossa di Paolo Borsellino? Scomparsa. Il mandato prescinde dal contenuto di ciò che viene sottratto alle indagini. Ma viene eseguito con straordinaria tempestività. In nome, forse, di un "non si sa mai" che sarebbe interessante capire a chi fa capo. Magari un giorno, se scoperti, ci diranno che tutto questo avviene "nel superiore interesse dello Stato", mentre le povere vittime muoiono convinte di averne servito un altro. E' irragionevole supporre che la velocità dell'intervento consegua alla preventiva conoscenza del delitto che sarà consumato? L'efficienza è troppo fulminea per non essere sospetta.

Ecco! Alla luce di queste parole io do la chiave di lettura della frase di Riina: “L’hanno ammazzato loro!”. E penso anche alle parole di circostanza dei tanti "tromboni" che, alle manifestazioni di Palermo diranno la loro... con molta ipocrisia!
Per concludere, ripenso anche ad una frase di Raffaele Cutolo (altro “gentleman” di questo nostro paese) quando, rispondendo ad un giornalista che gli chiedeva se, nel “Caso Cirillo” fosse presente la mano dei servizi “deviati” rispondeva (neppure tanto sibillinamente): “Perché? Esistono i servizi deviati? Esistono i Servizi!”.

Pubblicato il 19/7/2009 alle 15.55 nella rubrica Potere.

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