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MA IN BASILICATA, LA MAFIA ESISTE?

L’ultimo numero di Controsenso vede pubblicata una lettera aperta del Consigliere Regionale del Pdl, nonché Avvocato penalista Sergio Lapenna circa la presentazione del Libro di Don Marcello Cozzi dal titolo “Quando la mafia non esiste” (ne ho fatto un post).
La mia intenzione non è quella di affermare che le riflessioni del Consigliere Lapenna (le cui riflessioni sono più che legittime e grande è la mia personale stima nei suoi confronti ), siano errate o di voler assumere la difesa d’ufficio di don Marcello (che non ha bisogno di avvocati difensori ma, pur non conoscendolo personalmente, stimo per l’impegno profondo sia come uomo di Chiesa, sia come membro della Società Responsabile). La mia intenzione è quella di esprimere la mia opinione (opinabile!!!!) sull’argomento Mafia riferito alla nostra regione.
Ho letto soltanto le prime 150 pagine del libro e il mio parere è che i fatti riportati non hanno impronta di faciloneria o superficialità: sono riportati in maniera circostanziata perché a parlare, quando si fa riferimento a ricostruzioni di vicende particolari, sono gli estratti di documenti dell’autorità giudiziaria; inoltre, non è difficile discernere tra fatti documentati e opinioni personali dell’autore (e se ci riesco io, che non sono una cima in fatto di intelligenza…). Non intendo soffermarmi sul tema Magistrati buoni e Magistrati cattivi sottolineato dal Consigliere Lapenna (da avvocato esperto, lui sottolinea degli aspetti tecnici che, non essendo esperto della materia giuridica, non mi permetto di contestare… e non voglio neppure). In effetti sono d’accordo con la sua spiegazione. Inoltre, ho già sottolineato come, per me, i Magistrati buoni sono coloro che compiono il proprio dovere; i magistrati cattivi, viceversa, sono coloro che ci mettono 10 anni per scrivere le motivazioni di una sentenza… o quelli infingardi che preferiscono occuparsi di ordinaria amministrazione! La mia intenzione è quella di soffermarmi su altri concetti espressi con questa lettera aperta.
Sergio Lapenna scrive, nella sua lettera aperta, quanto segue:

…se la Basilicata è terra di mafia o meno sono i fatti di cronaca a denunciarlo e le sentenze dei giudici. Però, a molti sembra strano che improvvisamente la Basilicata sia divenuta il luogo del malaffare delle logge deviate, dove la peggiore criminalità trova il suo habitat naturale. Noi vogliamo credere in una Regione di cittadini onesti e laboriosi che non hanno mai avuto una cultura mafiosa come invece succede in altre realtà del Mezzogiorno d’Italia. È ovvio, poi, che per i fatti di cronaca irrisolti debba essere fatta chiarezza ed attribuite le responsabilità penali personali, senza per questo accusare una intera regione. Se vi siano state delle omissioni, delle irregolarità o delle gravi responsabilità è giusto che vengano accertate, affinché non rimangano casi irrisolti. La Basilicata libera, continuo a credere, non è quella delle ordinanze di custodia cautelare subito dopo annullate, ma quella dei cittadini onesti e laboriosi”.

Conosco Sergio Lapenna da molti anni; per questo credo che le sue parole siano dettate da un amore smisurato per la sua (nostra) terra. Tuttavia, la sua lettera e le sue riflessioni, non mi bastano. Perché? Semplicemente per il fatto che, a mio avviso, la cultura mafiosa inizia con le parole “LA MAFIA NON ESISTE”. Per questo motivo ci tengo a dire la mia su quanto pubblicato da Controsenso.
Sono pienamente d’accordo che i fatti di cronaca e le sentenze dei giudici debbano dire l’ultima parola, ci mancherebbe altro. E CREDO (non “voglio credere”; non mi impongo nulla; la mia è una certezza) in una Regione di Cittadini Onesti e Laboriosi! CREDO, inoltre, in Regioni di Cittadini Onesti e laboriosi anche in altre realtà del Mezzogiorno d’Italia… perché non ho mai sopportato l’equazione Siciliani = mafiosi, o Campani = Camorristi ecc. Il concetto di Cultura Mafiosa che vive di questi stereotipi lo lascio, volentieri, ad altri. Io, per quello che mi riguarda, non ho intenzione di accodarmi a tutti coloro che si sentono feriti da ciò che Don Marcello Cozzi va affermando, ormai, da tempo. Io non mi sento ferito! Credo, invece, che anche il grido di dolore di Don Cozzi sia dettato dall’amore che ha per questa nostra terra. E non grido al complotto! Dico semplicemente che non ho intenzione di affermare, a priori, che nella nostra terra “LA MAFIA NON ESISTE”. Dico che bisogna cominciare a tenere alta la guardia, alta l’attenzione non solo a livello di Forze dell’Ordine o di Autorità Giudiziaria; BISOGNA TENERE ALTA L’ATTENZIONE SOPRATTUTTO A LIVELLO POLITICO E CIVILE: i cittadini onesti e laboriosi DEVONO fare la loro parte; come anche la Politica. Indignarsi per qualcosa di cui sappiamo ancora poco, è da irresponsabili.
Io preferisco pensare che sacche di malavita organizzata e malaffare siano presenti nella nostra Regione. E preferisco che tutti noi cittadini onesti e laboriosi prestiamo la giusta attenzione al fenomeno. Se il tempo e le sentenze dei giudici dovessero darci torto, ne sarei felicissimo… spero ardentemente di essere in torto a pensare che LA MAFIA IN BASILICATA ESISTE”. Ma non commetterò l’errore di affermare, a priori, il contrario… e mi piacerebbe che anche le istituzioni di questa Regione facessero altrettanto. Nessuno di coloro che amano in maniera viscerale questa Regione potrà biasimarli per questo.

Pubblicato il 12/5/2008 alle 11.58 nella rubrica Giustizia e legalità.

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