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QUANDO LA MAFIA NON ESISTE!

Ma cosa diavolo vorranno questi preti? Oltretutto facendosi spalleggiare anche da due non credenti! Invece di stare là, al proprio posto, a presidiare un pulpito, un altare; invece di occuparsi del proprio gregge, dispensando consigli e precetti; invece di fare solo, ed esclusivamente, gli interessi della “ditta”. Nulla di tutto questo! Questi preti hanno tutta l’intenzione di fare politica. Invece di distribuire pater, ave e gloria, parlano di mafia!?! Ma cosa si sono messi in testa? Creano associazioni anti usura, anti criminalità, presenziano a convegni, scrivono libri (udite udite) che non parlano di Vite di Santi, o della storia dei paeselli sperduti di qualche angolo sconosciuto della propria regione, no… Scrivono libri sulla mafia!!!

Questo potrebbe essere il discorso indignato di qualche bigotto moralista, fanatico dell’ordine; di quelli che pontificano (si prenda questo termine in senso dispregiativo, please) di persone che devono rimanere al proprio posto, a ricoprire un ruolo monolitico, senza mai, dico mai, provare neppure ad uscire dal seminato.
O potrebbe essere il discorso di chi si sente minacciato dall’attivismo di questi preti di frontiera: Come si permette Don Marcello Cozzi di scrivere di una società, quella lucana, che nulla ha a che spartire con altre realtà regionali… magari confinanti?

Per fortuna vi sono questi preti di frontiera! E cominciano a riempire i teatri (ieri sera, il Cine-Teatro Don Bosco era ben colmo) a scuotere le coscienze della gente.Due preti, Don Luigi Ciotti, “capo supremo” dell’associazione LIBERA e Don Marcello Cozzi, referente dell’Associazione LIBERA BASILICATA. Affiancati da due non credenti dichiarati (e impenitentiJ): il giornalista di Rainews24, Maurizio Torrealta e l’ex Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione.

Che accidenti facevano, questi quattro signori, sul palco del Don Bosco? Beh, ieri sera c’era la presentazione del libro di Don Marcello (una fatica immane… quasi 500 pagine), dal titolo “QUANDO LA MAFIA NON ESISTE – Malaffare e affari della Mafia in Basilicata”. Maurizio Torrealta faceva, diciamo così, da relatore. La prefazione del libro è di Francesco Forgione, che ha voluto partecipare al lavoro di Don Marcello avendo alle spalle un’esperienza, sia pur breve, di presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e, quindi, era la persona più indicata per una prefazione che fosse autorevole.
Non voglio soffermarmi sulle parole di Torrealta e di Forgione se non per sottolineare che entrambi hanno voluto soffermarsi sulla “Basilicata isola felice” affermando anche loro quanto Don Marcello va ripetendo da anni: Uno stereotipo che gli avvenimenti che si sono succeduti negli anni hanno impietosamente reso, appunto, solo uno stereotipo (in senso negativo), per giunta non rispondente alla realtà.
Alla serata ha partecipato anche, a sorpresa, la giornalista di Rai3, Federica Sciarelli, che ha saputo, con un pizzico di ironia, sottolineare come il personaggio Don Marcello Cozzi sia, per l’estabilishment, un personaggio scomodo.
Sull’intervento di Don Luigi Ciotti mi soffermerei un po’ di più. Sottolineerò, ovviamente, il suo definire la fatica letteraria di Don Marcello come un atto d’amore per il suo popolo. Ma l’intero suo intervento è stato un susseguirsi di importanti citazioni; a cominciare dall’idea di Don Bosco di andare in giro per la sua città a “raccattare” i ragazzi di strada, per farne dei Cittadini (cives); continuando con la missione di Don Milani, di dare sì un’istruzione ai suoi ragazzi ma, soprattutto, di dire SEMPRE loro la Verità: sia che ciò seguisse i dettami della “ditta” (leggi gerarchie ecclesiastiche), sia che non seguisse tali dettami. Il momento più importante dell’intervento di Don Luigi è stato quello in cui ha voluto, con forza, sottolineare come l’impegno di un sacerdote a favore dei suoi parrocchiani e contro la criminalità, troppo spesso, è finito con l’eliminazione fisica del ministro di Dio… la citazione di Don Giuseppe Diana, per tutta la sua vita impegnato a strappare i ragazzi alla Camorra, è stata, per il sottoscritto, la più toccante. Perché? Semplicemente perché ha sottolineato come la strategia della criminalità organizzata sia spietata con chi cerca di contrastarla. Dopo l’assassinio del sacerdote campano, venne scatenata una campagna di stampa diffamatoria nei suoi confronti. E Don Luigi ha voluto sottolineare tutto ciò: la criminalità non ha nessuna pietà per i propri nemici; e punta alla distruzione totale di chiunque abbia osato opporvisi. Ma il momento che più mi ha impressionato dell’intervento del responsabile di Libera è stato quello in cui ha voluto sottolineare come lui, da molto tempo, non parla più di Società Civile, preferendo parlare di Società responsabile. Vado un po’ a memoria, ma mi pare che la massima enunciata ieri sera sia stata la seguente: Ognuno deve assumersi la sua quota di responsabilità, Norberto Bobbio diceva che "la democrazia vive di buone leggi e buoni costumi", noi chiediamo allo stato di fare buone leggi, ma come cittadini abbiamo il dovere di assumerci le nostre responsabilità. E ciò mi trova d’accordo!
Passiamo a Don Marcello. Voglio soltanto sottolineare la cosa più importante scaturita dal suo intervento: con il suo libro ha voluto stigmatizzare il fatto che, per quanto si sia voluto fare negli anni, il fenomeno criminalità organizzata, in Basilicata, è più presente di quanto non si voglia far credere. Il suo libro sottolinea come, nella nostra regione, vi sia stata una fase in cui minuscoli gruppuscoli di criminalità si muovessero in ordine sparso… e come, da un certo momento in poi, tali gruppuscoli abbiano fatto un salto di qualità, cercando alleanze con le organizzazioni criminali delle regioni vicine; e come, da quel momento, nulla nella nostra regione, sia più come prima!

Insomma, vale la pena di acquistare il libro, leggerlo e farsi un’idea un po’ più ampia della situazione della nostra regione. Concludo con un’altra citazione illustre venuta fuori dalle labbra di Don Ciotti; è del Giudice Rosario Livatino: “Non ci verrà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili”. Le persone sul palco, ieri sera, sono credibili. Dobbiamo far sì che tutta la società Civile, diventi Società responsabile e, quindi, credibile.

Per saperne di più vi rimando anche al blog del mio compagno di merende Astronik.

Anche gli amici del blog Fandorin (che linko immediatamente), hanno scritto del libro!

Pubblicato il 7/5/2008 alle 11.14 nella rubrica Cultura.

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