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REFERENDUM: UNA POSSIBILITA' DA NON SOTTOVALUTARE

Sono giorni che ci penso. Il REFERENDUM, i suoi tre quesiti: e l’avversione, da parte della quasi totalità del nostro estabilishment partitico, nei confronti di questa eventualità (i…. piccoli, poi, ne hanno fatto una questione di vita, direi). E, poi, si susseguono, nella mia mente, le dichiarazioni di alcuni dei politici in questione: Fini, che è uno dei promotori del referendum, oggi, pare, non essere più interessato. Veltroni, che ha tirato fuori, qualche tempo fa, una boutade del tipo: “Il referendum ed i suoi quesiti sono cosa buona…. ma non li appoggio” (cosa mai avrà voluto dire?). E che dire di D'ALEMA, che tira fuori dal cilindro di prestigiatore politico (quale è sempre stato) una idea che, ancora oggi, mi suona come arcana! Insomma: l’unica cosa che mi viene da pensare è che la classe politica tutta (o forse dovrei definirla partitica-partitocratica?) si dà un gran daffare per liquidare i tre quesiti referendari come inutili per il Paese…. Salvo, poi, insistere sulla necessità di una legge elettorale differente dalla “Porcata” che porta il nome di Calderoli (attenzione, la definizione “Porcata” è dell’autore di tale provvedimento; possiamo pensare che la lucidità del personaggio fosse nulla al momento di scrivere la suddetta legge?)
Ma analizziamo sinteticamente, i tre quesiti referendari:

  1. Abrogazione, alla Camera dei Deputati, del collegamento tra liste;
  2. Abrogazione, al Senato della Repubblica, del collegamento tra liste;
  3. Eliminazione della possibilità che un candidato si possa presentare in più circoscrizioni.

Beh, i primi due quesiti la dicono lunga sul mal di pancia dei partiti: il premio di maggioranza non sarebbe più della coalizione tra liste, ma della lista che dovesse raggiungere il maggior numero di seggi (una bella botta verso un sistema bipartitico più che bipolare).
Il terzo quesito taglierebbe le gambe a tutti quei furbacchioni che, con la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni, vedrebbero la propria elezione praticamente sicura (pensiamo al fatto che circa un terzo dei parlamentari attuali ha beneficiato della possibilità di candidarsi in più circoscrizioni).
E’ una cosa peggiore della Porcata? Quale legge elettorale potrebbe esserlo? Allora, piuttosto che andare a votare con l’attuale legge, mi piacerebbe che il Presidente della Repubblica consentisse al popolo Sovrano di esercitare il proprio diritto.
Certo, qualcuno potrebbe paventare il rischio di non raggiungimento del quorum…. E’ possibile! Ma non dare a noi cittadini la possibilità di esprimerci, credo, sia il modo peggiore di trattare la democrazia da parte della ormai famigerata “CASTA”.
L’alternativa sarebbe quella di aspettare il giorno delle elezioni ed andare tutti, in massa, ad annullare la scheda.
Per concludere, consentitemi una divagata populista: SE IL REFERENDUM NON E' GRADITO AI NOSTRI POLITICI, IO RITENGO, PROPRIO PER QUESTO, CHE SIA NECESSARIO SPINGERE VERSO LA CONSULTAZIONE REFERENDARIA. E' LA NOSTRA UNICA POSSIBILITA' DI PROVARE A SCALFIRE IL BUNKER NEL QUALE SI SONO RIFUGIATI I NOSTRI PARLAMENTARI.... E NON DOBBIAMO LASCIARCELA SFUGGIRE.

P.S. Mi ero dimenticato di una cosa importante: grazie al lavoro prezioso di Pietro Dommarco, ora abbiamo il blog dedicato all'iniziativa di Anagrafe pubblica degli eletti:

Pubblicato il 4/2/2008 alle 9.21 nella rubrica opinioni politiche.

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