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"Da quando le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza, poi le persone oneste devono fare lo stesso". (Lev Nicolaevic Tolstoj)

 
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5 giugno 2015

POLITICA RIANIMIAMO QUESTO PAESE.

"Una delle punizioni che ti spettano per non aver partecipato alla politica è di essere governato da esseri inferiori." Platone aveva sintetizzato, con questa frase, il problema principale del mondo. E questa frase di Platone io la voglio “scagliare”, sbattere in faccia  a coloro che non partecipano alla politica e non per attaccare quelli che non partecipano alle elezioni! Partecipazione e democrazia nulla hanno a che fare con l’avere tra le mani una matita e una scheda elettorale. Perché la situazione del nostro paese (ma anche del resto del mondo, sia chiaro), è un'assenza di partecipazione all'attività politica, prima che un'assenza dalle urne. Tra chi non partecipa attivamente alla vita politica (anche con la presenza in un semplice comitato di quartiere) e chi non partecipa alle elezioni, preferisco spezzare una lancia a favore della seconda categoria. Ma la seconda categoria, badate bene, deriva direttamente dalla prima!!! I gruppi di potere (economico, politico e via di questo passo) hanno costruito una società portata all’appiattimento su un semplice concetto: La politica è un affare sporco! Prova ne sia il fatto che in tanti possono obiettare alle mie considerazioni precedenti, con un semplice: “Non appena entri nel giro dell’attività politica, subito vieni inquinato dal malcostume che domina nell’agone politico”. Potrebbe essere vero, tutto ciò… ma basta pochissimo per demolire anche questo labile teorema. Partiamo da un periodo relativamente lontano nel tempo: il periodo in cui si decise che le sezioni di Partito dovessero venire trasformate in “Circoli”. I circoli sono luoghi-non luoghi, a mio avviso. Sono deputati ad essere spazi “non occupati”, perché il “circolare” delle persone all’interno diventa una cosa liquida… per non dire gassosa. In tempi relativamente lontani, le sezioni di Partito erano luoghi nei quali l’appartenenza ad una “parte” del paese era sentita in maniera profonda. Il solo entrare in quei luoghi ti faceva sentire parte integrante del Paese, perché sapevi che la tua partecipazione, in qualche modo, serviva a portare avanti istanze generali, progetti tendenti al bene collettivo più che interessi di pochi. Certo, c’era chi, attraverso l’attività all’interno del Partito, era più interessato a perseguire interessi personali o di gruppi ristretti di persone… ma sfuggire al controllo di centinaia di iscritti e attivisti-partecipanti alla vita del Partito non era facile come, invece, sembra diventato da qualche lustro.

Insomma, il modo per non rischiare di venire inquinati dal malcostume politico, a rifletterci bene, rimane ancora quello di avere strutture di Partito nelle cui sezioni locali (ce n’erano finanche nei paesini più sperduti del paese) vi sia la partecipazione di grandi numeri di cittadini, portatori di istanze particolari che, una volta entrate nella dialettica politica, diventino istanze collettive e progetto di una società orientata alla crescita del Paese in tutti i sensi. Con queste considerazioni non sto facendo alcun tipo di propaganda per un partito o per un altro. Sto solamente dicendo che se le sezioni di partito rimanessero presidiate da gente che controlla coloro che siedono nei posti di rilievo, allora qualche speranza che "l'inquinamento" possa evitarsi c'è. Ma noi siamo stati abituati, fin da piccoli, che la nostra coscienza sarebbe stata "a posto" con una croce fatta con una matita su una scheda elettorale. E questo ci ha allontanati, poco alla volta, dalla partecipazione “ATTIVA” alla vita politica. Le sezioni di Partito, scomode per gli interessi dei comitati d’affari che, nella presenza dei cittadini alla vita politica vedevano un impedimento, ci ha portati, giorno dopo giorno, a quella liquidità della partecipazione che ha inventato, ad un certo punto, i “Circoli”… che proprio per questo aspetto di disimpegno da parte della gente, hanno consentito ai portatori di interessi particolari, personali o oligarchici, all’inquinamento quasi irrimediabile dei costumi politici.

Tutto è diventato “soluzione calata dall’alto” (non ultima quella delle candidature, imposte da una ristretta cerchia di maggiorenti dei Partiti politici che, in quanto portatori di istanze personali o di comitati d’affari, non proponevano più persone di chiara preparazione culturale e politica, ma solo degli “Yes-men” che dovevano farsi esecutori materiali di progetti che poco avevano a che fare col bene comune. Ovvio che, da un ventennio a questa parte, ci siamo ritrovati nelle stanze dei bottoni soltanto persone che, dietro lauti compensi che non venivano “osteggiati” da nessuno, si ritrovavano ad eseguire ordini precisi di ristrette cerchie di gruppi di potere economico-finanziario che li avevano piazzati in quei posti proprio con questo scopo.

Cosa pensate che sia questa storia di Jovanotti e del "lavorare gratis" che è sotto i riflettori in questi giorni? Tutti a pontificare e sentenziare su qualcosa che avrebbe detto il noto intellettuale Jovanotti.... e la cosa mi fa sorridere. Perché, a ben pensarci, visti i compensi di una cospicua parte di persone, in questo paese, direi che, fatti due conti, il mio stipendio potrebbe essere equiparato ad un lavorare gratis... cittadini che non hanno più prospettive o margini di sogno e progettazione perché la politica si è fatta promotrice di istanze che non riguardano più i summenzionati cittadini, ma solo interessi particolari dei gruppi economico-finanziari ai quali, non è un segreto per nessuno, la possibilità che i cittadini possano vivere in maniera dignitosa la propria esistenza diventa un fastidio.

Ora, che Lorenzo Cherubini, detto Jovanotti, esprima le sue opinioni mi pare che possa essere una cosa legittima. Quelli che prendono le sue difese o scagliano le proprie accuse al cantante, invece, mi danno l’impressione di blaterare soltanto (siano essi personaggi di una qualche fama o semplici cittadini sconosciuti). E, soprattutto, blaterano sulla scorta di ideologie che, secondo i più, sarebbero morte (ma che, a mio avviso, sono più vive che mai)... appoggiandosi a dei cadaveri e facendoli ritornare in vita... ma un  ritorno in vita peggiorativo rispetto a ciò che queste ideologie erano prima della presunta dipartita.

E non distante dalla ricorrenza dell’anniversario della Repubblica Italiana, quando si mandò via la dinastia cialtrona dei Savoia, oggi ci vorrebbe un moto di orgoglio dei cittadini Italiani per liberare l'Italia dalla generazione cialtrona degli attuali politici.

Ultima riflessione: la tornata elettorale che ha visto il trionfo dell’astensionismo, mi stimola la seguente domanda: qual è, secondo quelli che parlano e scrivono bene, questa famosa "opinione pubblica"? Quella che è andata a votare o quella che non è andata a votare? Ecco! Ciò che non si riesce a comprendere (secondo il mio immodesto parere) è il fatto che ci hanno riempito la testa col concetto di “opinione pubblica” (roba che va comodamente bene ai comitati d’affari che prosperano in questo paese come nel resto del mondo) e ci hanno fatto perdere di vista un concetto che, invece, è diametralmente opposto: quello di “Coscienza collettiva”… che può essere realizzata solo se, quanto prima, si ritornerà a diventare cittadini attivi nella politica. Magari riaprendo le sezioni di partito e ritagliandosi, ognuno di noi, uno spazio quotidiano da dedicare anche al Paese. Cosa che, apparentemente, sta provando a fare il Movimento 5 stelle… dico apparentemente perché, a ben guardare, partecipare “on line”, non mi pare cosa differente dai summenzionati “circoli”. Insomma, c’è da ricostruire un Paese come fosse reduce da una guerra… e per farlo bisognerebbe che la maggioranza dei cittadini cominciassero a riaffollare i partiti... perché starci dentro, anche se sono ridotti a cloache maleodoranti, servirebbe a non lasciare grossi margini di manovra agli affaristi che, invece, prosperano proprio per l'assenza di attivismo all'interno dei partiti. La partecipazione è questa, non una scheda e una matita, secondo me. Questo era il messaggio di Gaber, secondo il mio personale punto di vista: partecipazione come persone attive, che si muovono in prima persona all'interno delle strutture che, poi, devono esprimere classe dirigente del paese.

Concludendo: vogliamo resuscitare la democrazia (intesa come partecipazione, alla Gaber, per intenderci)? Chiudiamo i circoli e gli account internet e riapriamo le sezioni. Qualunque sia il partito, bisogna consentire alla gente di partecipare alla sua vita. Altrimenti, Democrazia rimarrà solo uno dei vocaboli contenuti nello Zingarelli o Devoto-Oli o Treccani e via di questo passo. E le urne diventeranno sempre più vuote. Prima che sia troppo tardi, rianimiamo questo Paese.


22 aprile 2013

POLITICA CHI NON E' SENZA PECCATO....

Dobbiamo pensare a una società in cui il divario tra chi ha e chi non ha sia ridotto, nella quale esista il senso di un destino comune, un impegno condiviso a estendere opportunità ed equità”, scrive Joseph Stiglitz. Ma non è il punto di partenza, a mio avviso. Questo deve diventare il punto di arrivo di un nuovo modo di concepire la gestione della cosa pubblica (e, quindi, anche il danaro pubblico). Vent’anni di Berlusconismo hanno fatto sfracelli. Perché è una visione del paese tutta particolare, quella di un ricco signore il cui assillo-timore era (ed è tuttora) quello di vedersi “espropriato” il patrimonio da politiche di equità sociale che sono, per lui, come una fastidiosa malattia di cui trovare subito il rimedio. Tanto lavoro fatto da paladini del liberismo (vedi le due buonanime Thatcher e Reagan), rischia sempre di essere vanificato dalle velleità dei paladini della giustizia sociale e della difesa dei più deboli. Ma il male del berlusconismo non è soltanto questo: il male del berlusconismo è stato quello di portare il discorso politico all’estrema esemplificazione del messaggio ad impatto e dello slogan. Anni di questo lavoro hanno portato la stragrande maggioranza dei cittadini italiani a non voler trovare il tempo di approfondire i temi e le discussioni. Una sorta di “pigrizia indotta”, finalizzata allo scopo di creare un “popolo di tele votanti”, piuttosto che un “popolo di cittadini” (con tutto il disprezzo mio personale per una parola priva di significato come “popolo”). Questo male si è insinuato anche in quelle forze politiche che avevano fatto dell’approfondimento il loro cavallo di battaglia (vedi i partiti tradizionali, nessuno escluso). Ed anche quando questi partiti tradizionali si sono “evoluti” (o involuti, come si preferisce) in altre forme ed altri simboli, all’inizio tendevano a conservare questo modo di porre i problemi. Poi, il passare del tempo ha fatto sì che la “degenerazione” del messaggio politico prendesse piede. Il continuare a vedere la “comunicatività” di Berlusconi come una specie di metodo infallibile per raggranellare consenso, ha fatto sì che il tutto si spostasse verso forme di comunicazione del messaggio sempre più povere di contenuti (e programmi) e sempre più piene di frasi ad effetto e slogans immediatamente percettibili dall’opinione pubblica. Il risultato? E’ sotto gli occhi di tutti!!! Un depauperamento della Politica, e del suo scopo primario (quello della progettazione del bene collettivo)… per lasciare spazio solo ad una corsa all’accaparramento del consenso (con tutti i mezzi possibili) per assicurarsi le posizioni di potere o le rendite di posizione. Va da sé che se uno è maestro di certa comunicazione, gli altri che provano ad imitarlo, ne usciranno sempre perdenti. Ed è esattamente ciò che è avvenuto. Il Cavaliere è stato Re incontrastato di quest’ultimo ventennio, forte anche del fatto che gli altri, invece di presentare agli elettori-cittadini delle alternative credibili, hanno soltanto cercato di scimmiottare la comunicatività di Berlusconi senza avere nessuna possibilità di vittoria… causa l’assenza di proposte alternative.

Ma il discorso è ancora più complesso, dal mio punto di vista. Si è sempre accusata la sinistra di procedere lungo il cammino della presunta “superiorità morale” rispetto agli avversari. Ed anche qui, l’abilità di Berlusconi è stata grande: Accusare i suoi avversari di ritenersi superiori, ma lasciando passare il messaggio della sua, di superiorità. Molto poco evidente, ma devastante, questa cosa. Perché attaccare la autoreferenzialità della sinistra italiana (ed anche la autoreferenzialità di tutte le altre forze politiche a lui avverse) non ha fatto altro che sottolineare la sua presunta superiorità ed autoreferenzialità. E se il cittadino non è cascato (giustamente, a mio avviso) nella trappola di questa presunta superiorità della sinistra, ha abboccato alla grande quando si è trattato di credere alla “velata” ipotesi di superiorità del centrodestra guidato da Lui!!!

Insomma, come mi è capitato di scrivere su Facebook in questi ultimi giorni, ci siamo mossi, in questo ultimo ventennio, come segue:

Forse il problema italiano sta tutto nel fatto che qualunque gruppo (o classe, o "famiglia", chiamatela come meglio vi aggrada) è portato a pensare di avere, rispetto a tutti gli altri, una patente di superiorità. E questo vale a tutto tondo!!!
Una specie di collettivo "Io so' io... e voi non siete 'n cazzo"...
Del resto, in questo paese il "dogma" più evidente è sempre stato il "Ca' nisciuno è fesso"... lasciando intendere che il "nisciuno" sia riferito solo ed esclusivamente a chi sta enunciando questo assioma...

E in questo collettivo delirio, ci metto anche gli ultimi arrivati. Perché, a ben guardare le reazioni e le esternazioni dei cosiddetti “Grillini”, la sindrome del “Migliore” è una malattia che ha attaccato anche loro.

Quale la strada da percorrere per pensare, poi, di poter ottenere ciò che Stiglitz auspica? Riporto, ancora una volta, una mia riflessione:

 

Ho trascorso gli ultimi vent'anni senza accorgermi che la politica s'era trasformata da espressione alta di progetti per il bene comune a volgare rissa da Saloon del vecchio west. Tutti (nessuno escluso) a scagliarsi verso gli "obbrobri" altrui (o, peggio, contro l'inutilità altrui), e nessuno a guardare quanto fossero infangate le scarpe del proprio tragitto (fango è un attimo di autocensura).
Oggi abbiamo avuto, mi auguro, l'epilogo di tutta 'sta storia. Da ora, prima di guardare la merda sotto la suola altrui, guarderò attentamente le mie di suole.

 

Ecco, il mio futuro è questo: guardare le mie scarpe, ogni giorno, e valutare quanto siano sporche di fango (o di merda) prima di dire che le scarpe altrui lo siano più delle mie. E se non sarà questo il nuovo spirito – di tutti, senza esclusione – difficilmente si potrà pensare ad una via di salvezza per questo paese. La solita vecchia storia della pagliuzza e della trave. Chi non è senza peccato… sposti la trave dal suo occhio!!!!



26 marzo 2013

SOCIETA' SOCIETA' CIVILE E SOCIETA' POLITICA... QUALE DIFFERENZA?

In un intervista rilasciata all’Huffington Post Italia il 1 dicembre 2012 Franco Battiato diceva

"Grillo pericoloso? Ma dopo tutto quello che hanno fatto questi qui (la classe politica, n.d.a.) adesso il problema è Grillo? Niente può essere peggio di quello che abbiamo visto in questi ultimi vent'anni. Preferisco questi giovani di Grillo ad una classe politica dove si contano circa 150 indagati...come mai voi giornalisti non pensate a questo? Ci sarà la rivoluzione? E allora ci sarà, va bene così". (Cliccare qui per l’intervista integrale)

Nel Dicembre 2012, Franco Battiato aveva dato dei “cretini” ai Grillini (per saperne di più cliccare qui)

Appena ieri si era espresso in un’esortazione a Grillo ad appoggiare un governo del Pd per il bene del paese, dicendo che “Grillo sta esagerando”. (Qui l’intervista al Fatto Quotidiano)

Oggi un’agenzia Ansa nella quale l’artista Siciliano si esprime in maniera piuttosto “dura” nei confronti dei rappresentanti politici italiani (Troie, è la parola incriminata… qui il lancio dell’Ansa)

Non so come commentare questi continui cambiamenti di opinione (o di umore?). Fatto sta che, a questo punto, viene spontaneo pensare che La società civile non è, poi, tanto diversa dalla Politica. L’una, al dunque, esprime l’altra!


26 febbraio 2013

POLITICA CONSIDERAZIONI AD URNE CHIUSE!

Chiuse le pratiche di tipo elettorale, non ho voglia di fare analisi particolari su cosa è accaduto nel resto del paese. Voglio, piuttosto, concentrarmi su cosa è accaduto in questa regione: ciò che è accaduto nel resto del paese, ovvio! E fin qui tutto regolare, la Basilicata, per quanto regione piuttosto anomala e particolare, fa parte di un paese ben più vasto e, quindi, i meccanismi nazionali, in buona parte si ripercuotono anche qui... anche se, a dire il vero, ho sempre pensato che questa regione fosse il laboratorio di esperimenti che, poi, venivano brevettati ed applicati al resto del paese: Il Pd, tutto sommato, è nato qui, quando si decise di fare l'alleanza tra ex comunisti ed ex democristiani, prima che ci pensassero a livello nazionale. Poi, visto che qui aveva funzionato, fu esteso al resto del paese. Vabbè, sto divagando... ma, forse, non proprio. E se fosse esattamente così anche stavolta? Se la rivoluzione (parola che imperversa sui social network) fosse partita proprio da qui? No, perché... se così fosse, potremmo dire che, se ciò che nasce qui e funziona, poi si allarga al paese, potrebbe tranquillamente valere il discorso inverso: le cose che nascono qui e che dimostrano, in più occasioni, di non essere pratiche, perché laboriose, perché necessitano di tempo e di impegno serio a coinvolgere la gente... già!!! Dev'essere così!!! Ed io che sto a perdere tempo nel cercare i perché di un risultato assolutamente catastrofico per Comunità lucana?!? E' evidente che non calcolavo un fatto importante!!!!! Non calcolavo il fatto che questa regione è un laboratorio. E dai laboratori escono solo le cose pratiche e funzionali. In un laboratorio, se c'è una cosa che non può fruttare, che necessita di tempo e di sperimentazioni a lungo termine, beh... quella cosa non verrà mai messa in circolazione!!! Ecco spiegato l'arcano, finalmente!!! E' la dura legge del mercato, bellezza: un prodotto dev'essere prima di tutto utile ai più. Poi, non deve passare troppo tempo sotto i microscopi, ma deve fare una trafila abbastanza veloce, e se risulta di una qualche utilità "commerciale", allora può essere immessa sul mercato!!! E quanto ci voleva a capire una cosa tanto evidente??? Infatti, all'ennesima "grugnata" al muro, mi si sono aperti gli occhi. Ed ho capito che il progetto "Comunità Lucana" era uno di quei progetti che poteva avere una qualche utilità, certo; ma necessitava di tempi lunghi. Forse troppo, per un paese (o per una regione) che non si può permettere risultati così lontani nel tempo. E allora, se la rivoluzione ha bisogno di tempi ristretti, non avevamo nessuna speranza. Prova ne sia che il tempo ci ha castigati, invece di premiarci: perché ad ogni tornata elettorale alla quale abbiamo partecipato, c'è stato un "Decrescendo" (passatemi la metafora musicale) continuo. Insomma, è come un contadino che ogni anno semina un tot per raccogliere di meno di ciò che ha seminato! Quel contadino, alla fine, cambierà mestiere, se non vuole morire di fame, no?
Allora, a questo punto, diventa stucchevole tentare un'analisi puntuale e dettagliata di tutto. La verità è che ciò che si fa largo nel mondo è ciò che è immediato, di facile "ascolto", pratico e veloce. La Partecipazione (uso la maiuscola perché penso al senso che Gaber dava a questa parola) costa fatica, tempo e i risultati si vedono solo a distanza di anni. E una rivoluzione non può aspettare i nostri comodi. Ce ne ho messo, di tempo, per capirlo. Ma, alla fine, ho capito! E' inutile cercare altre strade per il cambiamento di questa Regione, di questo Paese, di questo Mondo. Il tempo che ci vuole, è nemico dell'uomo. L'uomo preferisce le rivoluzioni repentine, veloci. Quelle, però, vogliono sangue, ne hanno sete più del Conte Dracula. E il sangue non fa per me. Io ho sempre creduto nella "Rivoluzione dei passi necessari e del tempo che ci vuole"... il sangue, inteso come vittime sacrificate sull'altare del cambiamento, non rientra nei miei programmi. E' per questo che, prima ancora della riunione di Sabato, nella quale sarà proposto lo scioglimento di Comunità Lucana, io ho già deciso che questa guerra è definitivamente persa, dal mio punto di vista. E anticipo la mia decisione in merito: indipendentemente dalla decisione che l'assemblea vorrà prendere nella riunione di Sabato, io mi chiamo fuori!!! Non so ancora che strada prenderò... ma di sicuro, la via della partecipazione della gente a progetti condivisi, quella non è più la mia strada. Con gran dolore, sia chiaro, prendo la decisione; perché penso anche a quei quasi 900 votanti che hanno voluto premiarci col loro voto. Magari quei quasi 900 votanti si sentiranno traditi da questa mia decisione... ed io chiedo perdono fin d'ora per questa mia defezione! Ma cerchiamo di essere sinceri: una rivoluzione che si è avviata, così, con un'esplosione tanto potente, beh... quella rivoluzione vorrà le sue vittime e il suo sangue. Ed io mi immolo per primo. Gli altri non si sentano esortati a fare altrettanto, però! La prima vittima di questa rivoluzione sono io, ed io soltanto. Le altre che arriveranno, probabilmente, non ne saranno consapevoli quanto io lo sono. Ma tant'è!!! Considerazioni ad urne chiuse, che danno un solo responso: la rivoluzione deve andare avanti, e non può fermarsi di fronte alle mie obiezioni. Io mi fermo qui; rinuncio all'esperienza politica per la quale mi ero speso in maniera completa. E da questo blog, probabilmente, non si sentirà parlare più di temi importanti quanto quelli che ho trattato finora. Ma questo spazio rimarrà sempre il MIO spazio: quello nel quale verrò a rifugiarmi ogni volta che ne avrò la necessità. Questo è tutto. Nathan abbandona la battaglia per prendere altre strade! Quali siano, ancora non lo so.


24 febbraio 2013

POLITICA CONSIDERAZIONI AD URNE APERTE.

Avere un blog da quattro (o cinque... ho perso il conto) lettori, ha il suo vantaggio, rispetto ad una piattaforma come Facebook: chi deve leggere, viene a leggere appositamente. Difficilmente capita per caso. Se, poi, anche su Facebook ci dovesse essere qualcuno che viene "apposta" a leggere i tuoi aggiornamenti, è perché la piattaforma è molto più immediata e, magari, chi ha tempo a disposizione, un salto sul tuo profilo lo fa. Perché questa premessa? Semplicemente per il fatto che, avendo un blog che non ha un codazzo di lettori cospicuo, sono quasi sicuro che i cialtroni che vengono a "tentare" di rompere i miei testicoli su Facebook (senza riuscirvi come desidererebbero, sia chiaro), in questo spazio mio personale, che somiglia molto ad un circolo esclusivissimo, sarei matematicamente sicuro che non riuscirebbero ad arrivare.
E, ciò non di meno, quello che voglio affermare con questo post "ad urne aperte", non è nulla di trascendentale. Magari è solo un narcisistico modo per esaltare la mia onestà intellettuale o, eventualmente, soltanto una considerazione che va al di là di altre riflessioni. Chiusa la premessa, veniamo ai fatti.
Non faccio parte di coloro che, in questa campagna elettorale, abbiano demonizzato nessuno nè, tantomeno, "divinizzato" chicchessia. E ammetto, pubblicamente, che se una cosa positiva ci può essere del Fenomeno 5 Stelle e di Beppe Grillo, questa cosa positiva sta nel fatto che lui (o chi per lui) è riuscito a compiere un'operazione difficilissima, ma che farebbe (e il condizionale è d'obbligo) un bene enorme alla democrazia di questo paese: Beppe Grillo, col suo Movimento 5 Stelle, è riuscito a stimolare una buona fetta di Società Civile, a metterci la faccia. Gli attivisti del M5S sono, a mio avviso, nella stragrande maggioranza, delle persone che ci mettono l'impegno più profondo in quello che fanno. Ho più volte detto, in questo periodo, che del Movimento 5 Stelle, non temo i cossiddetti "Grillini": magari è più temibile Beppe Grillo col suo modo di fare e di intendere le regole democratiche, che non un buon gruppo di persone entusiaste di mettersi in gioco per provare a contribuire al cambiamento di questo paese.
Per il resto, le cose positive del Movimento, si fermano qui. Semplicemente perché (e questa è opinione mia personale, sia chiaro; ma in maniera abbastanza presuntuosa, penso di avere abbastanza ragione) il fenomeno Beppe Grillo e il suo movimento, sono solo un "Sintomo" della malattia di cui soffre l'Italia, ma non costituisce assolutamente la cura, per questa malattia. Sono diversi anni che in questo paese la gente (il popolo, i cittadini, chiamateli come vi pare) è stanca di questa classe dirigente che ha dimostrato, a più riprese, di non saper "dirigete" una cippa. E il malcontento è una tigre che è facile cavalcare... e Grillo ha saputo farlo meglio di chiunque altro. Riuscendo a coinvolgere un nutrito numero di ragazzi (e meno ragazzi) che, sono convinto, credono nel cambiamento... ma, probabilmente, non hanno neppure loro idea di cosa fare... e, se pure l'avessero, non avrebbero possibilità di metterlo in pratica perché, come più volte letto nei regolamenti e nei programmi del Movimento, nessuno può prendere decisioni in maniera autonoma, ma dovrà porre qualunque questione ad un "comitato di esperti" in rete che vaglierà il problema e comunicherà la soluzione.
Fine delle parole in libertà. Non so quale risultato otterranno i 5 stelle a questa tornata elettorale... e, forse, non mi interessa neppure. Qualunque sia il risultato che otterranno, comunque, non credo modificherà di una virgola le questioni attinenti al "problema Italia". Le mie sono solo riflessioni, una specie di riconoscimento dell'unico merito che io personalmente tributo a Grillo; riflessioni, poi, sui tanti problemi che, qualunque sia il risultato che il movimento otterrà, non potranno essere risolti. Sento commenti di gente che dice che c'è un'aria diversa, di cambiamento, in questo paese. Ma erano cose che ascoltavo già nel '94, all'indomani della vittoria di Mister B. Come allora, anche stavolta, il cambiamento si vuole far passare dalla pancia piuttosto che da cuore e testa. E dopo la "sbornia", come andrà? Vedremo... queste sono solo considerazioni ad urne aperte. Domani, ad urne chiuse, e risultati elettorali alla mano, potremo saperne di più e, soprattutto, potremo farci un'idea di quanto siamo vicini (o lontani) dall'uscita dal tunnel.


18 dicembre 2012

POLITICA MERITOCRAZIA... MA CE LA MERITIAMO LA DEMOCRAZIA?

Sia chiaro: sono un sostenitore della meritocrazia! E, ovviamente, a chiunque lo si domandi, la risposta sarà per tutti la medesima: SONO UN SOSTENITORE DELLA MERITOCRAZIA! Anche coloro che, magari grazie a qualche aiutino, sono giunti ad ottenere posizioni che, altrimenti, sarebbero andate a qualcuno più meritevole (sia pure per pochissimi "millimetri"), diranno a chiunque glielo chieda, che sono favorevolissimi alla meritocrazia. Ma questo nostro benedetto paese, baciato dal sole, posto su una penisola bellissima adagiata nel Mediterraneo, è quello stesso paese nel quale vige la "LEGGE" del "Qui NESSUNO è fesso". Pertanto, visto che nessuno è fesso, sono in tanti a ritenere cosa legittima e sacrosanta, di avvalersi di un "aiutino" per giungere a coronare i propri sogni o per raggiungere la posizione agognata... e se per quell'aiutino, ci sarà qualcuno "danneggiato" beh: vorrà dire che quel qualcuno non aveva l'aiutino giusto, no? E a giustificazione di ciò, si porta la riflessione che tante volte è accaduto che gente che aveva l'aiutino giusto è passata davanti a noi. E siccome non siamo fessi, è arrivato il momento in cui abbiamo deciso di utilizzare gli stessi mezzi ed "aiutini", per ottenere ciò che da tempo ci sarebbe spettato.
Ora, se la parte più "comune", più "normale" del paese ha sempre funzionato in questo modo, se si è fatto "SISTEMA" un modo siffatto di concepire le postazioni, più o meno importanti, della cossiddetta Società Civile, allora, perché meravigliarsi del fatto che, poi, nelle postazioni che "contano", quelle nelle quali si amministra il Potere, debba essere differente? Perché, siamo franchi: se per ottenere un posto, sia pure di basso livello, in una qualunque amministrazione pubblica, invece di lavorare duro, invece di metterci tutto l'impegno e il sudore necessario a meritarselo, questo posto, si preferisce la "scorciatoia" dell'amico, o degli "amici di amici" (in gergo "compari"), del "Santo in Paradiso e chi più ne ha più ne metta... perché mai dovremmo pensare che, invece, per ottenere una postazione di potere (che parte dall'esponente del più periferico dei Comitati di Quartiere fino ad uno scranno di Parlamentare), i giochi dovrebbero essere differenti? Anzi, coloro che vanno ad occupare le posizioni di potere, ti prendono pure in giro, se gli fai qualche appunto, con la fatidica frase: "Sono stato eletto dai Cittadini".
Dunque, dove vorrei arrivare con questa riflessione? Beh, semplice!!! Siamo in tanti, forse troppi, ad essere nauseati da ciò che ogni giorno vediamo compiuto dai nostri rappresentanti "Alti": dai rappresentanti parlamentari ed istituzionali a carattere nazionale fino ai nostri rappresentanti meno alti (consiglieri regionali, provinciali o comunali). Ma questi "signori", mi domando: come sono arrivati in quei posti? Per meriti? Perché all'inizio del loro percorso si sono rimboccati le maniche, hanno sudato le fatidiche "sette camicie" e, quindi, hanno superato le prove alle quali erano stati sottoposti? Certo, per ottenere dei risultati, hanno sì lavorato e si sono impegnati... ma alla fine, diciamoci la verità: anche loro hanno fatto ricorso a "compari" ed amici per raggiungere il loro sogno.
La conclusione, allora, è la seguente: è colpa un po' di tutti noi, se le cose che ci nauseano, poi, accadono comunque. Perché non abbiamo voluto dire un NO secco a chi, venendo da noi, e ricordandoci un favore fatto chissà quanti anni prima, è venuto ad incassare la sua cambiale!!! Ed è colpa soprattutto nostra, che non ci impegnamo in prima persona, che continuiamo a delegare e delegare e ancora delegare qualcuno che faccia, al posto nostro, ciò che dovremmo, invece, fare noi in prima persona. Ho sempre pensato che se il marciapiede davanti casa mia è pieno di rifiuti, foglie secche e cartacce, ho davanti a me due alternative: o armarmi di ramazza e pulirmelo da me, oppure aspettare che qualcuno lo faccia per me. Perché non dovrebbe valere la stessa cosa se, al posto del marciapiede, vi fosse la Res Publica? Ecco, per parlare di Meritocrazia a tutto tondo, dovremmo cominciare da questa domanda:
Meritocrazia... ma ce la meritiamo, la Democrazia?
Io dico che, almeno per ciò che si è visto finora, questa democrazia benedetta, non ce la meritiamo affatto. E chi occupa le posizioni più alte in questo paese, ce lo sta sbattendo sul grugno ogni giorno, questo nostro non merito. Come ogni cosa, anche la Democrazia è qualcosa che bisogna meritarsi. E per meritarsi qualcosa, c'è bisogno di rimboccarsi le manche, lavorare duro, sudare!!! Se non avremo sudato abbastanza, non ce la saremo meritata per nulla, la Democrazia.


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permalink | inviato da Nathan 2000 il 18/12/2012 alle 22:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


5 luglio 2012

POLITICA UNA POSSIBILITA'.

Quante gocce di sudore (non necessariamente metaforico) per mettere su la macchina organizzativa di una raccolta firme per un referendum (o per una legge di iniziativa popolare)… quanto impegno profuso per battaglie di civiltà e democrazia. E, poi, il raggiungimento del risultato (magari 500.000 firme) e la gioia per questo importante traguardo raggiunto!!! E dopo? Dopo ci mettono poco ad aggirare l’ostacolo legiferando, magari, in modo tale da rendere quasi inutili quelle gocce di sudore e quell’impegno profuso a piene mani da decine, centinaia di persone che non ci stanno a “subire” l’arroganza del potere arroccatosi nei palazzi e incurante delle istanze dei cittadini.
Sarò bastian contrario, ma ritengo queste battaglie una specie di lotta contro i mulini a vento. Non contenti di delegare la nostra vita a qualcuno che della nostra vita ha più volte dimostrato di fregarsene allegramente, ci inventiamo altri sistemi per “delegare” ad altri!!! Sia chiaro: Si tratta di battaglie sacrosante, di espressioni di democrazia importanti!!! Ma la democrazia, se mi è consentito, è ANCHE questo… ma NON SOLO!!! E, se ci pensiamo bene, 500.000 (o 1.000.000) di persone che si recano presso dei banchetti (o in Municipio) ad apporre una firma in calce ad un Quesito Referendario o una Proposta di legge Popolare, se pure sono messi in condizione di esercitare un proprio diritto, non sono, tutto sommato, in condizione di fare tutto ciò che va fatto per la democrazia e per i diritti!!! Infatti anche questo è un modo per delegare, per l’ennesima volta, la propria volontà a qualcuno (che siano comitati promotori o gruppi politici), senza pensare che, così facendo, la strada per il cambiamento si allontanerà ancora una volta. Una lotta fatta a piccolissimi passi e, secondo me, a compartimenti stagni: affrontare un problema alla volta, senza avere un quadro d’insieme della situazione. Ripeto: è importante intraprendere il cammino verso questi traguardi!!! Ma è ben più importante che l’impegno di tutti sia teso ad un orizzonte molto più allargato. La democrazia non è tale solo perché ti viene data una matita ed una scheda elettorale!!!  La democrazia, privata dell’impegno costante dei cittadini, di progetti a largo raggio e, soprattutto, di persone che ci mettano cuore e mente, se non proprio la faccia, per raggiungere traguardi utili alla collettività, rimarrà sempre una pura ASTRAZIONE. Se si vuole che la Democrazia diventi una REALTÁ, sarà necessario che ognuno di noi dedichi ad essa una parte del proprio tempo. Impegno e partecipazione attiva alla progettazione di una società che, è sotto gli occhi di tutti, non va più bene!!! Le mille battaglie, i mille rivoli in cui si divide la nostra società dovrebbero confluire in un fiume nel quale scorrano tutte, dico TUTTE, le istanze della collettività. Una serie di battaglie singole, per quanto sacrosante, rimangono delle velleità belle e buone. La battaglia per l’ambiente, la battaglia per l’acqua pubblica, la battaglia per la legalità, la battaglia per i costi eccessivi della politica, la battaglia contro la corruzione, sono tutte battaglie indispensabili, ed indicano una voglia di cambiamento, da parte delle persone, ma che, allo stesso tempo, fissano un limite grandissimo a questa voglia di cambiamento. Marciare per obiettivi separati, porta ad una frammentazione delle istanze che, nel migliore dei casi, può essere sintomo di personalismi e leaderismi che a poco servono alla collettività… nel peggiore dei casi portano ad una dispersione delle energie che a quel potere che si è arroccato nel palazzo, non può che portare giovamento. Il discorso, invece, sarebbe ben diverso se si pensasse a creare una struttura di cittadini di diverse provenienze (politiche e sociali) che si mettessero ad un tavolo a progettare un nuovo modello di società e facessero sintesi di tutte le singole istanze.
Comunità Lucana è un tentativo del genere. Vuole prescindere da appartenenze pregresse e da personalismi, per farsi strumento a disposizione di chiunque abbia a cuore l’avvenire di questa regione e, soprattutto, abbia voglia di muoversi in prima persona nell’impegno e partecipazione politica!!! Perché ogni singola battaglia, legittima e sacrosanta, non può muoversi da sola, ma ha bisogno di muoversi assieme a tutte le altre battaglie. Tante singole battaglie che siano una vera e propria “guerra di liberazione” da un sistema che da decenni ci mostra limiti profondi!!! C’è bisogno di ripristinare un minimo di normalità, in questa regione… e non ci sarà possibile farlo “dall’interno” dei vecchi partiti, o dei vecchi schemi politici. C’è un’esigenza primaria, da queste parti (ma anche a livello nazionale), che è quella di avere un progetto che venga prima degli schieramenti. Un progetto largamente condiviso, che metta davanti a tutto l’interesse e il bene collettivo!!! Questa è l’unica strada percorribile, e la trasformazione di Comunità Lucana da movimento a Partito Politico è stata una scelta obbligata: cercare di offrire a tutti coloro che hanno a cuore il bene di questa regione e che si sentono poco (o per nulla) rappresentati dai “vecchi” partiti, una possibilità!!! Non è più tempo di meditare, ma di rimboccarsi le maniche e cominciare a lavorare per cambiare veramente lo stato di fatto!!!!


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6 aprile 2011

diritti COSA FARO' DA GRANDE (II).

Un aforisma piuttosto noto recita, più o meno, quanto segue: "Il Paradiso è quel luogo in cui la cucina è francese, i fabbricanti di birra tedeschi, l'amante è italiano (e ancora mi domando sulla base di quali parametri Ndr), i poliziotti inglesi e tutto è organizzato dagli svizzeri. L'Inferno è quel luogo in cui la cucina è inglese, i fabbricanti di birra francesi, l'amante è svizzero, i poliziotti tedeschi e tutto è organizzato dagli italiani".
Ho citato questo aforisma per stigmatizzare una caratteristica tipica dell'italica gente (valida a qualsiasi latitudine ed altitudine): la cronica incapacità di gestire l'organizzazione di qualunque situazione (dalla più semplice alla più complessa). O, forse, dovrei dire: la capacità di certi comitati d'affari (che hanno inquinato anche la politica) di occuparsi solo ed esclusivamente dei propri tornaconti dimenticandosi, altresì, di quelle che sono le esigenze del resto dei cittadini. E mi riferisco, penso sia intuitivo, a ciò che è successo nella gestione dell'emergenza immigrati in fuga dal Maghreb in fiamme (sulle cause di quest'incendio, per ora, preferisco non esprimermi... anche se, a dire il vero, ho le idee piuttosto chiare sulla situazione). Facevo, ieri sera, una riflessione su qualcosa che avevo "percepito" (in quanto spettatore distrattissimo e, probabilmente, scarsamente interessato a certe discussioni) guardando la puntata di Ballarò; ad un certo punto, è comparsa una cartina dello "stivale" con riempite in rosso le regioni che si erano "caricate" della propria quota di disperati da ospitare. Regioni che avevano approntato, con l'ausilio di VVFF e Protezione Civile, delle tendopoli che lasciano presupporre la provvisorietà dei campi di accoglienza... nessuna regione del nord (Liguria esclusa); Lazio e Toscana per il centro Italia. E, ovviamente, tutto il meridione! Non sono a conoscenza della locazione delle tendopoli in alcune regioni, ma conosco l'ubicazione delle suddette in tre delle regioni meridionali: la Basilicata (la mia regione, la Puglia e la Campania. Ora, quei quattro fedelissimi che vengono a farmi visita con commovente assiduità e quotidianità su questo blog, sanno che sono affetto da una malattia incurabile: il SOSPETTO!!! E la locazione di questi campi "provvisori" nei quali "stoccare" questi poveracci, sono:

  1. Per la Basilicata, il Comune di Palazzo San Gervasio (noto produttore di oro rosso... il pomodoro, per intenderci) ed a confine con un'altra area a vocazione produttiva della stessa filiera (terra di Capitanata, nel foggiano, dove da sempre si coltiva il pomodoro destinato all'industria conserviera).
  2. Per la Campania il Comune di Santa Maria Capuavetere (comune baricentrico rispetto a tutto l'agro Casertano-Partenopeo vocato alla medesima produzione agricola).
  3. Per la Puglia, il comune di Manduria (zona di produzione olivicola e viti-vinicola).

Ora, per esperienza personale, dato che vivo in Basilicata ed ogni anno, durante la stagione della raccolta del pomodoro si presenta, con puntualità teutonica, il problema di dove ospitare, in quel di Palazzo S. Gervasio, i lavoratori immigrati stagionali, mi prende il sospetto che tutta questa strategica disposizione dei campi di "accoglienza" (immaginate come ci si debba sentire in tenda... una situazione di precarietà non da poco!!!) non sarà mica finalizzata ad avere, in prossimità del periodo della raccolta nei campi, manodopera a basso costo pronta per l'impiego? E quando parlo di manodopera, mi vengono in mente subito i "caporali", mica i sindacati!!!!
Sì, il sospettoso-complottista-dietrologo-rompiballe che si è impossessato del mio corpo, pensa proprio questo. Un'organizzazione all'italiana (che lascia fuori il ricco nord da questa "magagna") che serve ai soliti comitati d'affari per avere schiavi a disposizione di coloro che, alla fine, trarranno profitti dal bassissimo costo di questi lavoratori. Organizzazione della quale, complici consapevoli o inconsapevoli i presidenti delle tre regioni, denota la solita cialtroneria di una classe imprenditoriale e politica incapace di provvedere a nulla che possa servire al bene comune. Ovvio che il nord si tenga fuori da queste magagne (siamo in periodo elettorale e... la sicurezza del nord presuppone che i "negher" stiano fora d'i ball (Bossi dixit). Salvo, poi, passato il periodo elettorale, prendersi qualche immigrato a lavorare per produrre "ricchezza" lassù, nel già straricco nord. Eh sì: tale Luigi Abete (già presidente di Confindustria anni fa) ieri sera ha ammesso che gli italiani che hanno perso il lavoro negli ultimi tre anni sono circa un milione (azzarola!!!!); ma questa perdita di posti è parzialmente compensata da seicentomila immigrati che hanno trovato lavoro nelle zone molto alte della penisola. Ecco, il solito discorso freddo e asettico: tutto sommato abbiamo perso solo 400.000 posti! Ma si sa: la matematica è fredda... perché quel milione di disoccupati, hanno comunque bisogno di mangiare!!! Chi glielo spiega a questi che, tutto sommato, il bilancio non è del tutto negativo perché 600.000 immigrati, che sono come la peste per il nord, hanno comunque trovato lavoro nel ricco nord?.
Voglio concludere questa mia delirante disquisizione sulla situazione nella quale "sguazziamo", con una dichiarazione di Aldo Pagnoncelli che ieri sera (con la solita aria sorniona e con un sorrisetto sarcastico sulle labbra), alla domanda di Giovanni Floris su come fossero cambiati gli orientamenti di voto degli italiani alla luce delle vicende giudiziarie e sessuali del premier, ha risposto come segue: "Sostanzialmente immutate. Chi è di sinistra continua a votare per la sinistra, chi è di destra continua a votare per la destra. Siamo, fondamentalmente, un popolo di tifosi".
Sono anni che non sono più un tifoso di calcio (forse non lo sono mai stato)... e sono anni che non sono più un tifoso politico, ma penso che sia necessario spogliarsi dei facili ideologismi e indossare i panni del progetto politico e delle idee che siano funzionali al bene pubblico.
Ecco, questo post è un riassuntino di quali pensieri mi vengono in mente tirando boccate al mio fido Toscano, la sera, per le vie della mia città.
IO, DA GRANDE, FARO' TUTTO CIO' CHE E' IN MIO POTERE PER OCCUPARMI DEL BENE COMUNE. E SE CI RIESCO IO, NONOSTANTE GLI IMPEGNI E IL POCO TEMPO A DISPOSIZIONE, SAREBBE AUSPICABILE CHE TUTTI COLORO CHE NON SI RICONOSCONO NELLO STILE DI VITA DI POCHI CIALTRONI CHE GUASTANO QUESTO PAESE, COMINCIASSERO A DOMANDARSI: COSA FARO' DA GRANDE? COSA HO INTENZIONE DI LASCIARE AI MIEI FIGLI?


19 marzo 2010

POLITICA PROGETTI E LEADERS.

Sono anni che non seguo più il calcio. Ovviamente, non è possibile, sempre, evitare che il calcio ti piombi addosso in un modo o nell'altro, ma se posso evitare di guardare in TV ciò che riguarda il pallone, sto meglio, molto meglio. Questa premessa è obbligatoria se si considera dove voglio andare a parare. Partiamo da uno dei personaggi più antipatici che mi sia capitato di vedere (anche se poco, per scelta) nell'agone sportivo-calcistico nostrano: Mourinho! L'ho visto per la prima volta qualche anno fa, quando si parlava della possibilità che potesse arrivare in Italia. Mi fece subito una pessima impressione (epidermica, confesso). Ma ascoltarlo mi servì a confermare questa brutta impressione. E cosa dire di personaggi come Fabio Capello, Roberto Bettega (io ricordo benissimo quanto erano antipatici da giocatori... ho un'età per poterlo ricordare :-) ). Una volta usciti dal rettangolo di gioco come atleti, le loro carriere sono continuate all'insegna dell'antipatia più profonda. Qualcuno si ricorda di quanto fosse "simpatico" il presidente della Roma? Il presidente Viola non brillava per simpatia neppure un po'. E potrei proseguire con l'elenco di persone per nulla simpatiche del mondo del calcio (ci metto Gianni Rivera che, comunque, ha avuto il buon senso di starsene fuori dal mondo del calcio una volta conclusa la sua carriera di campione indiscusso). Non proseguo per il semplice fatto che questi esempi, bastano a chiarire quanto segue: se il problema principale di una squadra di calcio sono i risultati (o un progetto anche a lunga scadenza), la simpatia di chi deve portare questi risultati, conta ben poco. Mourinho, Capello, Bettega, Viola... tutti costoro che non brillavano (e non brillano) per simpatia, hanno comunque ottenuto dei risultati e, potenzialmente, possono ancora ottenerne. Ai tifosi, poi, questi personaggi risultano perfino simpatici! A tutti coloro cui interessa il risultato finale, poco importa che questi personaggi risultino simpatici o meno. Soltanto coloro che mettono ai primi posti le qualità umane (in senso lato, intendiamoci) delle persone, importa poco del risultato: perché è più importante che le persone siano umanamente accettabili che non i risultati da raggiungere o i progetti da realizzare. Mi viene in mente un episodio della serie televisiva "Dr. House", nella quale il medico in questione veniva accusato di essere freddo, distaccato e misantropo (rispetto ai pazienti); più interessato alla malattia che non al paziente. E il medico obiettava al paziente che gli faceva notare ciò: "Preferisce che io la guarisca dalla sua malattia senza neppure dirle buongiorno o, magari, che le tenga la mano mentre muore?". Domanda odiosa, certamente. Ma quale paziente non opterebbe per la prima eventualità?
Ora, io mi domando, a questo punto, cosa cambia in altre situazioni? Che so? In politica, per esempio. Il caso di Comunità Lucana - Movimento no oil, e il suo portavoce: Miko Somma. In questi ultimi mesi ho assistito ad attacchi anche piuttosto feroci alla sua persona (non al suo modo di fare politica). Persone che, pur abbracciando in toto il progetto, avevano delle riserve sul leader del movimento. Qualcuno si è anche spinto a dire che finché Miko rimaneva ai vertici del movimento, mai avrebbe votato per Comunità Lucana - Movimento no oil.
E la mia amara conclusione è: se è più importante il modo di essere di un leader che non il progetto politico di un movimento beh... si fa poca strada!


1 aprile 2009

POLITICA SI PARTE! CHI C'E' C'E', CHI NON C'E'...

 

Miko Somma, portavoce del Comitato no oil - Comunità lucana ha fatto un post abbastanza duretto sulla situazione che si è venuta a creare da quel 17 gennaio 2009, serata in cui un intero teatro si era riempito di gente che si era recata là con la precisa convinzione che fosse in atto un tentativo di costituire una lista civica per la città di Potenza. Lista che, a mio modo di vedere, i cittadini che non si sentivano rappresentati da nessuno dei partiti maggiori, avevano tutte le intenzioni di appoggiare. Da quel 17 gennaio ho partecipato a numerose riunioni del gruppo Potenza Attiva... in ogni riunione, però, si aveva l'impressione di ripartire da zero. Non sto qui a criticare o a muovere appunti al come e perché sia stata gestita la questione. So soltanto che Comunità Lucana non ha più nè il tempo, nè la voglia di stare a perdere un attimo di più! Il tempo stringe, le liste vanno formate per iniziare quella raccolta firme che ha, come termine perentorio per la consegna in corte d'appello, le ore 20.00 del 6 maggio. E, siccome la raccolta firme avrà anche, come scopo, quello di illustrare, a tutti coloro che si avvicineranno al banchetto, quello che sarà il programma del movimento, non possiamo più aspettare. Si parte! Di seguito il post di Miko tratto dal sito del comitato!

 

potenza città im-possibile per una lista dal basso? 

ora direi che è il caso di dire basta, perchè la pazienza ha un limite

abbiamo partecipato al percorso del gruppo del 17 gennaio a potenza praticamente da subito, abbiamo accettato di buon grado di metterci anche in seconda linea come comitato no oil e come comunità lucana pur di dar modo al gruppo di elaborare proposte di una nuova città possibile a cui non potevamo che non aderire, personalmente mi sono fatto da parte quando ho visto che la mia presenza causava “frizioni” e che poteva ingenerare “tensioni” in un percorso che cominciava a delinearsi, insomma ci siamo stati

ma a poche settimane dalla presentazione delle liste in tribunale per la convalida, non contando che nell’intertempo occorre avere un candidato sindaco, una corposa lista di candidati ed un programma da sottoporre alla sottoscrizione preventiva di almeno 200 elettori del comune di potenza come recita la legge elettorale, sconforta constatare che quel percorso è rimasto fermo al palo come un cavallo sfiancato

dopo tanti incontri di partecipazione nei quartieri (un gran lavoro che pur riconosciamo utile), dopo tante riunioni in cui si ripartiva sempre da zero, dopo defatiganti discussioni sull’opportunità di presentare una lista o rimanere movimento d’opinione (e si era scelto chiaramente di fare la lista), dopo le mail che invitano al voto on-line per il candidato sindaco (cosa che per se stessa andrebbe anche bene, se solo ci fosse stato una rosa di nomi ed un criterio per l’espressione del voto), tutto sembra rientrato in un imbarazzato silenzio che fa male alla città, prima che a chi a quel percorso aveva dedicato tempo ed energia, e fa male anche a chi silenziosamente e dall’esterno aveva lavorato perchè si creasse un “clima” intorno a quel percorso

dopo che si è francamente ecceduto in formalismi che nulla avevano più a che vedere con la partecipazione democratica e molto più con l’autorappresentazione di se stessi, vista l’urgenza dei tempi e la necessità di indicare qualcosa o qualcuno per non dissipare quel patrimonio di pazienza e speranza che molti cittadini hanno riposto in quel percorso, mi pare che possa a questo punto possa essere anche lecito sospettare che sia la paura, sia l’inadeguatezza al compito (per carità, tutti abbiamo timore per queste esperienze), così come magari l’incompetenza a gestire quel consenso che pure tanti hanno manifestato, abbiano avuto il sopravvento

mi pare che sia anche lecito intravedersi un conflitto interno che lungi dal venir fuori e manifestarsi in dialogo e dibattito - quello si democratico anche fino all’ultimo giorno utile - si è svolto invece nell’immobilismo autoparalizzante di un intero gruppo, ma nessuna volontà di dare un giudizio, se non nel merito del tempo finora sprecato senza aver avuto il coraggio di esprimere una volontà di dire chiaramente basta

il comitato no oil lucania e comunità lucana avevano espresso chiaramente la volontà di avere gildo claps come candidato sindaco, come unica condizione o per una lista comune o per un’alleanza tra esperienze diverse, altrimenti preferendo partecipare con il proprio candidato sindaco, i propri candidati consiglieri ed il proprio programma alla competizione elettorale per la città di potenza

abbiamo chiesto per tempo chiarezza, non l’abbiamo ottenuta, prenderemo le nostre decisioni come già annunciato

miko somma


26 marzo 2009

POLITICA PRESENTO "COMUNITA' LUCANA" CON UNA STORIELLA.

 
 

In un paesino di campagna, il maestro elementare, dopo anni di lavoro, era andato, finalmente in pensione. Si era insediato il nuovo insegnante che, complice la tranquillità del luogo, la giovane età e la passione per un lavoro importante come quello di prendere per mano dei bambini e condurli nel mondo, aveva cominciato a profondere tutte le sue energie per compiere al meglio il suo compito. Dopo qualche anno, però, la tranquillità solita del luogo, cominciava a subire degli scossoni: capitava, ad esempio, che un giorno qualcuno inviasse alla Procura della Repubblica un ricorso contro le deliberazioni del Comune che, non prestando assolutamente attenzione alle istanze dei cittadini, decideva non per il bene comune, ma per il bene di pochi; che frequenti erano le proteste scritte e le manifestazioni contro questo o quel provvedimento del Sindaco, del notabile di turno o, anche, del parroco. La tranquillità del paesino, dopo decenni di tenuta, cominciava a non essere più caratteristica peculiare del piccolo borgo. E il giovane maestro, che aveva vissuto qualche anno di amenità campagnole, era il più meravigliato di questo cambiamento.  

Addirittura, un giorno, si ritrovò egli stesso oggetto di un richiamo dal suo direttore didattico: un comitato di genitori aveva, infatti,  scritto al direttore che il maestro, in più di un’occasione, si era presentato al suo posto di lavoro in abbondante ritardo. Per giorni e giorni si era domandato che cosa potesse essere accaduto di tanto importante da compromettere la tranquillità del paese.
 Il giovane insegnante, un giorno, si era deciso ad andare a far visita al vecchio maestro per domandare se anche a lui fossero capitati episodi del genere. E il giovane maestro illustrò al pensionato insegnante il quadro della situazione… sottolineando di non riuscire a spiegarsi il perché di una tale mutazione del clima nel borghetto di campagna.
Il vecchio insegnante, finito di ascoltare lo sfogo del suo giovane collega, per qualche istante tacque, facendo qualche sospiro e tenendo un’espressione sardonica. Poi disse: “Scommetto che hai insegnato a quei bambini a leggere e scrivere!”.

Mio padre, raccontando questa storiella, ripete che si tratta di un episodio veramente accaduto. Non ho motivo di credere il contrario. Del resto, quando penso alla TV, ai giornali e a tutti gli organi di informazione canonici, mi viene da pensare che il loro compito dovrebbe essere proprio quello di “insegnare a leggere e scrivere”. Invece, a quanto pare, avviene il contrario. I fatti (l’a b c) sono spariti.

Penso a questa storiella e mi viene in mente che vi siano tanti modi di rendersi utili agli uomini. Insegnare a leggere e scrivere, più propriamente, provare a dare alla gente gli strumenti per farsi un’idea del mondo ed, eventualmente, un progetto condiviso per una società migliore, più vicina alle esigenze dei più, sia un dovere. Con Comunità Lucana, braccio politico di un Comitato no oil lucania, proveremo a fare questo.


12 agosto 2008

POLITICA SE CRITICHI, TI TIRANO LE PIETRE!

Per una questione affettiva (e di abitudine, lo confesso), passo spesso sul sito di Repubblica e del Corriere. Non sono abituato a soffermarmi su argomenti predefiniti... cerco sempre di leggere tutto ciò che cattura la mia curiosità. Oggi la mia attenzione si è fermata qui e qui: un articolo in cui vengono riportati alcuni stralci di ciò che verrà pubblicato dal settimanale cattolico Famiglia Cristiana. Premetto che non ho pregiudizi di sorta nei confronti di chicchessia (neppure nei confronti di organi di stampa spesso partigiani... ho l'abitudine di leggere, prima di dire che non sono d'accordo); ma ogni volta che mi capita di sfogliare il settimanale paolino, sento come una sorta di diffidenza (il più delle volte a sproposito, lo ammetto). Sono uno strano credente; mi piace utilizzare la mia testa anche su argomenti di fede! Ma stavolta il rotocalco in questione ha messo da parte le questioni di fede per lanciarsi in una analisi impietosa di ciò che è stato, finora, il lavoro del governo. La lettura di quanto sarà pubblicato sul settimanale è, quindi, ciò che è sotto gli occhi di tutti (ovviamente tra coloro che hanno voglia di vedere). Inoltre, sono cose che è possibile trovare su organi di stampa, su qualche TV, nelle opinioni di persone al bar o in strada.
Si ergono a Censori di tale filippica la componente del direttivo del Pdl alla camera,
Isabella Bertolini (guardate la foto e beatevi di cotal visione)

facciache ci meritiamo


e Maurizio Gasparri, presidente dei Senatori del Pdl (perdonatemi, ma voglio fare informazione completa... la faccia di Gasparri vale più di 1.000 parole)

un'altra faccia che ci meritiamo


Questi signori, senza alcun senso del pudore, continuano a sbeffeggiare e offendere chiunque cerchi di far passare informazioni (sgradite) a chi non ha addormentato del tutto la mente.
Saremo messi male?
Per completare la galleria di facce che ci meritiamo, ne aggiungo una che vale la pena di essere inserita (come monito, si intende): si tratta di Paolo Bonaiuti

la faccia che ci meritiamo più rappresentativa


portavoce del Governo. Colui che riesce a pronunciare la parola "Sinistra" (quasi come un intercalare, e senza minimamente sapere di cosa stia cianciando) in qualsiasi momento in cui sia presente un microfono ed una telecamera. Ovviamente, risparmio le facce di La Russa e Alemanno (ma un giorno, chissà, esporrò anche una galleria di facce degli altri schieramenti politici... sempre come monito).

Perdonatemi per le visioni poco piacevoli... ma avevo bisogno di dire la mia su certi personaggi che, ahinoi, sovrintendono all'Azienda Italia (si tratta, quasi sicuramente, di una esigenza di catarsi).


16 luglio 2008

POLITICA DIO BENEDICA GLI IRLANDESI!

Mi sono preso un bel po' di tempo, ma alla fine sono riuscito a partorire queste mie considerazioni su uno dei documenti più inquietanti che  mi è capitato di leggere negli ultimi tempi: LA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA (meglio nota come TRATTATO DI LISBONA). Date un'occhiata al seguente estratto dalla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea (la qualità delle immagini non è delle migliori, ma cliccando sui link verrete indirizzati al documento originale... nel caso in cui voleste leggere di persona ciò che ho riportato nel post):


Mi pare non vi sia nulla da eccepire, no? Sorpresa!!!!! Date un'occhiata a cosa c'è scritto sul testo delle SPIEGAZIONI ALLA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA


Cominciate a capire vero? Da una parte si afferma che nessuno può essere condannato a morte... dall'altra si sottolinea che, comunque, in casi di emergenza, si può cagionare la morte di chicchessia senza che all'autore (o agli autori) dell'omicidio... (perché cagionare la morte di qualcuno è sempre un omicidio, secondo me) possa essere contestato alcun reato.
Domandina: E' fresca fresca la sentenza sui (mis)fatti della caserma di Bolzaneto nel corso del G8 di Genova 2001: se la nostra costituzione avesse previsto un "codicillo" del genere, credete che qualcuno si sarebbe fermato solo ai pestaggi o alle sevizie (torture)? Questo qualcuno, a mio parere, si sarebbe sentito in dovere di CAGIONARE LA MORTE di qualche sventurato perché si era in una situazione di emergenza (a sentire anche quei tromboni dei politici dell'epoca).
Ma quello che mi fa scompisciare dalle risate è il fatto che, oggi, non sentiremmo parlare di "Macelleria messicana", di atteggiamenti di inaudita violenza... nessun magistrato avrebbe potuto indagare sui fatti di Genova; con buona pace anche di Giuliano Giuliani (padre di Carlo, ucciso in fase di sommossa). Insomma, la cossiddetta Carta dei... diritti, afferma che è un diritto avere protezione per la vita di chiunque; salvo, poi, negare tale diritto in casi eccezionali.
Ahi ahi ahi, signori miei: l'Europa voleva essere avanti a tutti! Anche avanti agli Americani che, per ottenere questo risultato (dato che la loro carta dei diritti non prevedeva ciò) si sono inventati il"Patriot Act".
E sull'affermazione che vieta di giustiziare? I costituenti europei hanno ben pensato di consentire, a quegli stati che lo volessero, di ripristinare la Pena capitale in caso di guerra.
Insomma: non è consentito condannare a morte nessuno; ma se c'è in corso una guerra...

DIO BENEDICA GLI IRLANDESI, che hanno dato un bel "buffettone" alla cossiddetta carta dei diritti. E tutti i politici (anche quelli Britannici, Danesi, Svedesi... a loro l'Euro non andava bene come moneta; ma la Carta DOVEVA essere ratificata) ci sono rimasti male! Finanche uno degli eminenti statisti nostrani, tale UMBERTO BOSSI, si è incazzato per la cosa.

Concludo come segue: ho avuto modo di leggere anche altro; e la Carta è quasi tutta permeata di affermazioni perentorie e brusche negazioni di tali affermazioni.
Ma siamo sicuri che questo Trattato di Lisbona vada a tutti i costi ratificato? Cui prodest? Ai potentati soliti che vogliono assicurarsi una facile strada per il nuovo organismo?
Ho letto molto poco di ciò che ha scritto Altiero Spinelli. Ma non credo che l'Europa che voleva Spinelli fosse questa.
Cari amici: non dobbiamo temere l'Europa dei Burocrati: dobbiamo temere l'Europa dei Massoni... perché la Carta dei diritti è, nè più, nè meno che un modo per poter instaurare un NUOVO ORDINE MONDIALE.
Cosa ne pensate?

Per saperne di più http://www.disinformazione.it/trattato_lisbona.htm ed anche sul blog di Corrado.
E proprio dal sito di Corrado ho appreso dell'iniziativa della seguente petizione (cliccateci sopra):


1 giugno 2008

POLITICA DICO NO AI FASCISMI.

Fascismo è una parola che ne contiene, in sé, tantissime altre. Non intendo tollerare il fascismo nelle sue poliedriche forme. Non intendo tollerare i fascismi nè palesi nè striscianti... nè concilianti. Per questo aderisco all'iniziativa in rete lasciando il seguente segnale di divieto:

STOP!

Per questo grido a voce alta TOLLERANZA E UGUAGLIANZA (sottolineando come la parola "tolleranza", per me, sia abbastanza fastidiosa... pasolinianamente. Ma in mancanza di parole migliori mi fermo a questa)!
Grazie a Piero 63 e Paolo Borrello che hanno già aderito alla iniziativa e mi hanno stimolato a seguirli.


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permalink | inviato da Nathan 2000 il 1/6/2008 alle 18:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


18 aprile 2008

POLITICA PRESA DI COSCIENZA.

Il vero vincitore di queste elezioni non è Berlusconi…. ormai è chiaro come la luce del giorno in pieno sole! Bossi ha sbancato! È inutile che stiamo a girarci intorno. E nonostante le prime beccatine del Leader leghista sulla questione Ministeri alla Lega, leviamoci dalla testa l’idea che il centrodestra  durerà meno di cinque anni.
Veltroni continua a negare che il problema candidature (imposte dall’alto) sia un vero problema…. allora, la mia domanda è: come si spiega l’esplosione elettorale dell’Italia dei Valori? Insomma, l’analisi di tutto l’accaduto è, a conti fatti, neppure troppo difficile. Ma vi consiglio di leggere l’articolo di Giorgio Bocca su Repubblica.it; e, sempre sul sito del quotidiano di Ezio Mauro il seguente editoriale. Le tesi riportate possono essere condivisibili. E anche qualche soluzione, come un Pd del nord, autonomo ma leale al Pd nazionale è una ipotesi che mi intriga….
Rimane il fatto che la mia idea non cambia: un governo Ombra non è la soluzione ottimale; è necessario che il governo (e anche l'opposizione) sentano l'ombra, il fiato sul collo dei Cittadini, che devono imparare a controllare l’operato dei propri (?) rappresentanti e, all’occorrenza, farsi sentire se le decisioni dovessero essere in contrasto con quello che viene, giustamente, definito BENE COMUNE.
Prendiamo coscienza del fatto che i veri Proprietari della Repubblica Italiana siamo noi…..

Dal momento che ho cominciato a farlo, direi di proseguire con la consuetudine di lasciare i passanti sul mio blog anche in compagnia di qualche pietanza musicale. (The Cars: Heartbeat City). Buon ascolto!


2 aprile 2008

POLITICA DEMOCRAZIA?

Sono un membro del Meetup potentino di Beppe Grillo. Il link al meetup lo trovate alla sinistra del vostro monitor (avendo cura di rotolare un pochino verso il basso). Abbiamo ricevuto una comunicazione dagli amici del Meetup Matera 2 (Sassi Emigranti), corredata di filmato, che pubblico di seguito e le cui immagini, posso affermare  fin d'ora,  SI COMMENTANO DA SOLE! 

 

(Aggiornamento del 3.04.2008 alle ore 10,30)

E penso alla Democrazia! Ed il video degli amici materani è un esempio del rischio che corre la nostra titubante Democrazia. 
Tutti i visitatori del mio blog conoscono la mia posizione nei confronti della battaglia politica di Giuliano Ferrara: è esattamente agli antipodi! Eppure mi sento di affermare che la contestazione (chiamiamola così) di ieri a
Bologna, sia stato un episodio riprovevole. Per un attimo…. solo per un attimo, però, i pomodori spiaccicati sul cappotto di Giulianone, hanno suscitato in me un pizzico di ilarità. Poi me ne sono pentito! Perché? Perché, accoccolandomi dietro la massima di Voltaire, io credo che ognuno abbia il diritto di esporre il proprio pensiero senza che la violenza, di qualsiasi tipo, prenda il posto del dissenso da questa posizione. Mi conforta di non essere solo in questa posizione, visto l’articolo di Miriam Mafai. AMICI. LA DEMOCRAZIA È IN PERICOLO OGNI VOLTA CHE UNA OPINIONE VIENE CONTRASTATA CON VIOLENZA E MINACCE E INTOLLERANZA!
Il video degli amici del Meetup Sassi Emigranti è una denuncia in questo senso…. ma anche le manifestazioni di intolleranza nei confronti di una posizione OPINABILE, come quella di Giuliano Ferrara, sono una denuncia di una democrazia in pericolo!

(Aggiornamento del 3.04.2008 alle ore 13,20)

Prima una foto



Poi qui il collegamento, tramite Ulisse e Nausicaa (scusate ragazzi, ma vi ho fatto visita soltanto oggi) ad un altro episodio di non brillante tolleranza (così salvo la par condicio). Inoltre è divertente il passaggio da Qui Matera Libera a Qui Bologna Libera per leggere l’articolo intero e i relativi commenti.
Continuiamo a parlare di Democrazia (maiuscola) e di intolleranza!

(Aggiornamento del 3.04.2008 alle ore 16,25)

Tra le tante situazioni di menefreghismo dei leaders politici per le richieste dei loro potenziali elettori, sempre grazie ai ragazzi di Qui Bologna Libera, si può visionare il seguente video (dura soltanto 5 minuti)


Ecco un esempio di Democrazia da colui che, magari, non ti saresti aspettato (vista la ruvidezza del personaggio). Di Pietro si è dimostrato molto più disponibile alle domande dei cittadini di quanto non abbiano dimostrato altri parolai. Se non fosse per la situazione equivoca della gestione personalistica dei rimborsi elettorali, il buon Tonino, con questa sua mossa, mi avrebbe convinto a votare per lui. Ma, al momento, propendo sempre per il Voto - Non voto. Ma i leaders di tutti gli altri schieramenti farebbero, comunque, bene a prendere esempio da lui.


30 marzo 2008

diritti SOLIDARIETA' PER BOLOGNETTI E LEPORACE!



Qualcuno (pochi, credo) si chiederà di chi sono le facce su riportate…. Si tratta di Paride Leporace, direttore del Quotidiano della Basilicata, e Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani . Scrivo di queste due persone perché, negli ultimi giorni, abbiamo appreso che sono indagate dalla procura di Cosenza…. Bolognetti per il reato di diffamazione nei confronti di un agente di Polizia e Leporace per aver pubblicato sul giornale di cui è direttore articoli di Bolognetti in cui si sarebbero ravvisati gli estremi del reato.
Sono fiducioso nell’operato della magistratura. Ma dopo aver saputo della notizia, la mia mente è riandata all’episodio dei proiettili recapitati alla redazione della Gazzetta del Mezzogiorno. Ho espresso solidarietà alla Gazzetta tutta, e altrettanto faccio nei confronti del Direttore del Quotidiano e di Maurizio Bolognetti.
Attendiamo gli eventi, con attenzione e, non senza un po' di inquietudine.... Perché quando delle voci libere si trovano a dover affrontare situazioni simili, beh.... l'inquietudine, in uno come me, monta, monta, monta!
A Maurizio e Paride, il mio sostegno morale e, se sarà necessario, anche qualcosa di più.

La solidarietà è tanta! 
Un altro post sul tema, molto interessante, è stato pubblicato su Diario_est.... questo per sottolineare che Bolognetti e Leporace non sono soli!

Domando scusa a Luigi Fronte dello sdegno…. soltanto ora mi sono ricordato che anche lui ha manifestato la sua solidarietà con questo post.

Le foto del post sono state reperite su Internet. Se qualcuno non fosse d'accordo, verranno rimosse.


27 marzo 2008

politica interna IL VOTO - NON VOTO: ALTRE MOTIVAZIONI A VERBALE

Girovagando in rete mi sono imbattuto nel seguente video. Allora, visto che le motivazioni per rifiutare la scheda sono abbastanza varie, aggiungo anche quella dell’assenza, dai programmi dei maggiori partiti, di una proposta di riappropriarsi della SOVRANITÁ MONETARIA. Chiunque abbia a cuore tale tematica, può far verbalizzare il proprio disappunto per questa anomalia. Per saperne di più sul SIGNORAGGIO, cliccate QUI

 




E poi non ditemi che mi manca la fantasia! :-)


20 marzo 2008

POLITICA IL VOTO-NON VOTO

Ormai dovrebbe esser chiaro a tutti i pellegrini erranti che si fossero fermati qualche volta da queste parti qual è la mia posizione sul Voto-non voto. C’è stato un post, con i relativi commenti, in cui la mia posizione è apparsa INEQUIVOCABILE. Con il mio scritto odierno, tuttavia, mi preme apportare una rettifica (ho fatto molti giri in rete ed ho preso informazioni da esperti di materie giuridiche sulla questione) al post summenzionato: LE SCHEDE NULLE O QUELLE BIANCHE NON VENGONO COMPUTATE AI FINI DEL CALCOLO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA!
Ho fatto accenno alle mie ricerche in rete:
QUI sono riportate tutte le argomentazioni giuridiche sulla procedura da adottare in caso di RIFIUTO DEL RITIRO DELLA SCHEDA ELETTORALE. Una iniziativa che, a mio avviso, presenta tutte le caratteristiche più genuine di democrazia dalla base. Una iniziativa da prendere in seria considerazione e da diffondere con tutti i mezzi a nostra disposizione. Voglio appropriarmi della leggendaria frase di Martin Luther King (manie di grandezza?):

HO UN SOGNO! Che qualche milione di cittadini aventi diritto al voto si appropriasse di un ulteriore diritto: quello di manifestare un dissenso motivato, e nelle regole della legislazione vigente, e nei principi democratici! Un dissenso manifesto nei confronti di una classe dirigente che dimostra, per l’ennesima volta, di non tenere assolutamente in conto l’opinione dei cittadini, sovrani, secondo la Costituzione Repubblicana. HO UN SOGNO!!!!!

A tutti coloro che fossero curiosi dell’argomento Astensionismo, vi segnalo la discussione che si è tenuta in casa Radiopalomar, dove ognuno ha lasciato la propria opinione sulla questione. Rispettando la posizione di Redhome77 e quella di Mizar, un ospite del mio blog che ha lasciato un paio di commenti al post del sottoscritto di cui ho fatto menzione all’inizio, ci tengo a sottolineare i motivi per cui scelgo di Rifiutare la scheda elettorale: Ho sempre provato a oppormi alle ingiustizie! Ho sempre pensato che voltarsi dall’altra parte, di fronte a situazioni di ingiustizia o criminalità o terrorismo, fosse un segno di Complicità! Ho sempre lottato, nel limite delle mie possibilità, per non essere complice della Criminalità (organizzata e non), del Terrorismo…. posso mai essere complice di un sistema elettorale che mi ha espropriato del diritto di esprimere una preferenza per un candidato? Io credo che disertare le urne, o votare scheda bianca sia un modo come un altro per avallare questa ingiustizia. Anche annullare la scheda, in fin dei conti, sortirebbe lo stesso effetto. Lasciare una traccia del mio dissenso, però, potrebbe, se non altro, mettermi in pace con la mia coscienza…. se, poi, dovesse essere così per un cospicuo numero di aventi diritto al voto.... J

Voglio concludere queste mie considerazioni ribadendo che ALLE ELEZIONI DEL 13 E 14 APRILE, MI AVVARRÒ DEL DIRITTO DI VOTO-NON VOTO, e vi invito a dare un’occhiata, se avete tempo ai seguenti articoli apparsi on line:

Sul sito di Repubblica le parole del Presidente Napolitano mi provocano un brivido….. non dovrei, visto il senso civico che, nonostante tutto, è nel mio DNA. Ma non posso fare a meno di provare una certa soddisfazione per i timori del nostro Presidente.

Il Corriere tira fuori un sondaggio che mostra una situazione abbastanza incerta.

Il blog di Gilioli mette in risalto, ancora una volta, situazioni anomale imputabili a questa sciagurata legge elettorale.


19 febbraio 2008

POLITICA CARNE AL FUOCO.

 L’articolo di Edmondo Berselli sull’Espresso, una via di mezzo tra Libro dei sogni e lavoraccio infame (per il PD), alla ricerca di un recupero che, ai più, appare improbabile;

Esternazioni a go go di Berlusconi, Fini, Casini, per il centro-destra; di Veltroni, Di Pietro, Bonino, per il centro-sinistra, almeno a giudicare dall’articolo di Repubblica;

Rigurgiti di Antipolitica (ancora questa antipatica parola che non significa nulla, ma di cui i politici abusano per spostare i problemi veri su altri piani), con Viva Radio Due, dove Fiorello cavalca l’onda di malessere di buona parte dell’elettorato, Con il plauso di Beppe Grillo (Premier dell’antipolitica);

Una proposta abbastanza seria, che viene, però, non da un politico, ma dall’ultimo Grande Vecchio del giornalismo italiano, Giorgio Bocca.

Certo, la campagna elettorale appena agli inizi, si presenta con tanta Carne al fuoco. Ma perché non riesco ad appassionarmi più di tanto? E, inoltre, come si può essere entusiasti quando l’unica buona notizia di questi giorni potrebbe essere “L’aborto del tentativo di Ferrara di fare dell’ABORTO una battaglia di questa campagna elettorale”?

CARNE AL FUOCO, MA POCA VOGLIA DI ASSAGGIARE!

Aggiornamento in tempo reale:

La notizia di Fidel Castro che abbandona, muove in me la speranza che anche da noi, qualcuno dei vecchiacci (detto in tono il più dispregiativo che si possa immaginare) tolga il disturbo…. in questo modo la carne al fuoco diverrebbe fresca e, chissà, mi tornerebbe la VOGLIA DI ASSAGGIARE!


14 febbraio 2008

diritti IN DIFESA DELLA 194

 Questo post nasce per tutta una serie di situazioni e vecchi episodi che hanno scatenato in me un po’ di riflessioni e qualche amarezza. Tutto parte dalla lettura del seguente articolo che mi lascia, per un attimo, smarrito. Voglio puntualizzare che non è per la notizia in sé il senso di smarrimento provato leggendo l’avvenimento, no! È un episodio personale, risalente al 2 settembre 2005.
L’antefatto è presto illustrato: intorno al giugno 2005, dopo accertamenti di natura ginecologica cui si era sottoposta la mia dolce metà nelle settimane precedenti, una interruzione del ciclo aveva portato entrambi a recarci in un laboratorio di analisi per effettuare il test di gravidanza. POSITIVO!!!!! Non potete immaginare come questa notizia, in due ultraquarantenni (attempatelli, ebbene sì) come noi, avesse dato una prospettiva della vita tutta differente. Non avevamo perso tempo: tutti, nel giro di poche ore, erano stati messi al corrente della splendida notizia. Insomma, a fine giugno 2005 eravamo in estasi per un evento che, alla nostra età, ritenevamo qualcosa di incredibilmente bello! Ma la cosa non era destinata a buon fine: ecografia e…. “Non sento il battito”, disse con preoccupazione mal dissimulata la ginecologa. Ma niente paura! Andiamo in ospedale, il giorno dopo: là hanno macchinari più sofisticati. Può darsi che la ginecologa non fosse attrezzata in maniera adeguata (è, più o meno, quello che ci ha detto, la dottoressa). Inoltre, facciamo un ulteriore esame (βhcg, mi pare che si chiami). In ospedale il verdetto è nefasto. La gravidanza si è fermata! Ma noi non ci vogliamo arrendere…. di corsa allo studio di un secondo ginecologo che, purtroppo, anche in appello, conferma la sentenza di primo grado. È necessario il “raschiamento”. E arriviamo al fatidico 2 settembre 2005. Ore 16.00: mia moglie entra in sala operatoria con le lacrime agli occhi e il sottoscritto, con un groppo in gola, attende che tutto sia finito. L’atmosfera è tetra. E nei giorni seguenti sarà così. Un figlio che avremmo voluto con tutte le nostre forze, non arriva! In quei giorni mi sorprendo a pensare, tra il serio e il faceto, che
per un embrione che muore, non vi sono esequie, orazioni funebri e fiori su una tomba.
Facciamo un salto di qualche mese. Marzo 2006. Mia moglie, a parte qualche piccola perdita nel mese di gennaio, non ha più il ciclo. Inoltre, si vede, appena accennata, una protuberanza all’altezza del ventre che mi spinge a dirle che, forse, è meglio fare un test di gravidanza. Con poca convinzione lei si reca al laboratorio analisi e…. POSITIVO!!!!! Non è incredibile? Ma, calma! Non diciamo nulla a nessuno fino a quando non siamo sicuri della cosa. Inoltre, mio padre è reduce da un intervento ad una valvola cardiaca che non ha dato i risultati sperati (per mesi entra ed esce dal reparto di cardiologia per improvvisi svenimenti, per sintomi che non lasciano presagire nulla di buono). Dare la buona notizia e rischiare di ritrovarci nella stessa situazione dell’anno precedente non è una buona cosa! Ma tutto va per il verso giusto (anche un secondo intervento cardiaco per mio padre è positivo). Il 2 settembre 2006 (avete letto bene, esattamente un anno dopo il nefasto epilogo dell’episodio precedente) mia moglie mette al mondo la nostra principessa! Solo per la precisione, quando il ginecologo ci ha proposto l’amniocentesi, abbiamo preferito non farla e correre il rischio di avere un figlio anche non in buona salute. Non ce la siamo sentita di trovarci di fronte a un bivio…. Abbiamo optato per il SIA COME SIA! Perché? Forse perché non ce la sentivamo di essere privati del piacere di essere genitori!
Ma sulla 194 non sono disposto a transigere! Non sopporto la lotta che, da più parti, con Santa Romana Chiesa che preme, si sta sviluppando contro una legge che io ritengo giusto che ci sia!!!!!!

Sono d’accordo sul fatto che il confronto tra le posizioni non debba svilupparsi secondo lo schema del muro contro muro. Preferirei che tutto restasse com’è, con la libera scelta (come abbiamo fatto noi) che rimane libera! Non tutti la pensano allo stesso modo. E, credo, almeno leggendo i vangeli (ufficiali ed apocrifi) che Gesù Cristo abbia dato ad ognuno di noi la strada da seguire e la libertà di scegliere se seguirla oppure no! Se è vero che è il Messia, mi piacerebbe che il giudizio sulle azioni compiute dagli individui sia lasciato a Lui! La Chiesa dia delle indicazioni al suo popolo. Ma non provi ad imporre ciò che non può essere imposto (che ne rimarrebbe del libero arbitrio?). Mi sono letto l’articolo di Natalia Aspesi e, credo, ci sia molto da riflettere.

Per ulteriori discussioni e approfondimenti su questo spinoso tema, rimando ai seguenti link:

http://annarusselli.ilcannocchiale.it

http://www.sirdrake.tv

http://www.radiopalomar.it

Io non ho altro da aggiungere, se non ripetere che difenderò la legge 194 da tutte le strumentalizzazioni e da tutti i tentativi di attacco!

P.S.
Di fianco trovate il Banner-link alla petizione on line organizzata da Micromega in difesa della 194. Firmiamo e un grazie particolare a Mariapina Ciancio per la segnalazione. Il sito è il seguente: www.firmiamo.it/liberadonna.

Piccola aggiunta in tempo reale. Fini e Casini in qualche modo si smarcano dalla posizione di Ferrara. Almeno leggendo questo. Vuol dire che, a destra, cominciano i problemi che l'iniziativa di Ferrara porta allo schieramento conservatore.


4 febbraio 2008

POLITICA REFERENDUM: UNA POSSIBILITA' DA NON SOTTOVALUTARE

Sono giorni che ci penso. Il REFERENDUM, i suoi tre quesiti: e l’avversione, da parte della quasi totalità del nostro estabilishment partitico, nei confronti di questa eventualità (i…. piccoli, poi, ne hanno fatto una questione di vita, direi). E, poi, si susseguono, nella mia mente, le dichiarazioni di alcuni dei politici in questione: Fini, che è uno dei promotori del referendum, oggi, pare, non essere più interessato. Veltroni, che ha tirato fuori, qualche tempo fa, una boutade del tipo: “Il referendum ed i suoi quesiti sono cosa buona…. ma non li appoggio” (cosa mai avrà voluto dire?). E che dire di D'ALEMA, che tira fuori dal cilindro di prestigiatore politico (quale è sempre stato) una idea che, ancora oggi, mi suona come arcana! Insomma: l’unica cosa che mi viene da pensare è che la classe politica tutta (o forse dovrei definirla partitica-partitocratica?) si dà un gran daffare per liquidare i tre quesiti referendari come inutili per il Paese…. Salvo, poi, insistere sulla necessità di una legge elettorale differente dalla “Porcata” che porta il nome di Calderoli (attenzione, la definizione “Porcata” è dell’autore di tale provvedimento; possiamo pensare che la lucidità del personaggio fosse nulla al momento di scrivere la suddetta legge?)
Ma analizziamo sinteticamente, i tre quesiti referendari:

  1. Abrogazione, alla Camera dei Deputati, del collegamento tra liste;
  2. Abrogazione, al Senato della Repubblica, del collegamento tra liste;
  3. Eliminazione della possibilità che un candidato si possa presentare in più circoscrizioni.

Beh, i primi due quesiti la dicono lunga sul mal di pancia dei partiti: il premio di maggioranza non sarebbe più della coalizione tra liste, ma della lista che dovesse raggiungere il maggior numero di seggi (una bella botta verso un sistema bipartitico più che bipolare).
Il terzo quesito taglierebbe le gambe a tutti quei furbacchioni che, con la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni, vedrebbero la propria elezione praticamente sicura (pensiamo al fatto che circa un terzo dei parlamentari attuali ha beneficiato della possibilità di candidarsi in più circoscrizioni).
E’ una cosa peggiore della Porcata? Quale legge elettorale potrebbe esserlo? Allora, piuttosto che andare a votare con l’attuale legge, mi piacerebbe che il Presidente della Repubblica consentisse al popolo Sovrano di esercitare il proprio diritto.
Certo, qualcuno potrebbe paventare il rischio di non raggiungimento del quorum…. E’ possibile! Ma non dare a noi cittadini la possibilità di esprimerci, credo, sia il modo peggiore di trattare la democrazia da parte della ormai famigerata “CASTA”.
L’alternativa sarebbe quella di aspettare il giorno delle elezioni ed andare tutti, in massa, ad annullare la scheda.
Per concludere, consentitemi una divagata populista: SE IL REFERENDUM NON E' GRADITO AI NOSTRI POLITICI, IO RITENGO, PROPRIO PER QUESTO, CHE SIA NECESSARIO SPINGERE VERSO LA CONSULTAZIONE REFERENDARIA. E' LA NOSTRA UNICA POSSIBILITA' DI PROVARE A SCALFIRE IL BUNKER NEL QUALE SI SONO RIFUGIATI I NOSTRI PARLAMENTARI.... E NON DOBBIAMO LASCIARCELA SFUGGIRE.

P.S. Mi ero dimenticato di una cosa importante: grazie al lavoro prezioso di Pietro Dommarco, ora abbiamo il blog dedicato all'iniziativa di Anagrafe pubblica degli eletti:


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