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  Nathan2000

"Da quando le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza, poi le persone oneste devono fare lo stesso". (Lev Nicolaevic Tolstoj)

 
Diario di bordo di chi spera di ritrovare la strada di casa
 


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8 gennaio 2009

diritti BEPPE ALFANO... PER NON DIMENTICARE!

 

Beppe Alfano era un insegnante di Educazione tecnica con nelle vene il virus del giornalismo. Ma non pensate al giornalismo come l'hanno ridotto negli ultimi anni, no... era un giornalista che amava questo mestiere e che, soprattutto, amava la "Verità". Non è mia intenzione raccontare qui la sua storia! Non riuscirei ad essere chiaro ed incisivo quanto il racconto  fatto MAGISTRALMENTE qui. Il mio compito, oggi, è quello di ricordare (in un paese che, tendenzialmente, è portato a consegnare il ricordo dei propri eroi all'oblio). Sedici anni fa, proprio in questo giorno, veniva assassinato brutalmente da un killer di mafia. La sua colpa? Quella di aver scoperto, probabilmente qualcosa di scomodo... troppo!

E' probabile che la sua inguaribile curiosità l'abbia portato a scoprire strani intrecci tra criminalità organizzata e non meglio identificati gruppi di poteri occulti (logge deviate, è presumibile). E questo è stato il capo di imputazione che ha portato alla sua condanna a morte da parte di Cosa Nostra. Si era, in questo modo, verificata la concomitanza di Pericolosità e Isolamento di cui aveva parlato il Generale Dalla Chiesa a Giorgio Bocca nella sua ultima intervista. Non va dimenticato, infatti, che il giornalista, iscritto al MSI-DN, era stato lasciato solo anche dal suo partito. Insomma, Beppe Alfano era divenuto troppo pericoloso. E, siccome era un bersaglio isolato, si doveva eliminarlo alla svelta.

A delitto avvenuto, l'abitazione di Alfano si è riempita di inquirenti, investigatori e vari personaggi. Nulla è stato trovato delle informazioni di cui avrebbe dovuto disporre il cronista... la cosa, per un sospettoso come il sottoscritto, puzza un po'. Infatti mi vengono in mente le parole di Giuseppe Ayala, nel suo libro "Chi ha paura Muore ogni giorno":

C'è qualcuno in questo Paese che si occupa della sottrazione dei documenti più personali delle vittime - cossiddette "eccellenti" - a cadavere ancora caldo. Una sorta di specialissima "Agenzia funebre" parallela che, anziché badare al morto, si incarica di trafugare tutte le carte più direttamente riferibili allo scomparso. La borsa che Aldo Moro aveva con sé al momento del sequestro? Mai trovata. Il computer di Giovanni Falcone? Ripulito. L'agenda rossa di Paolo Borsellino? Scomparsa. Il mandato prescinde dal contenuto di ciò che viene sottratto alle indagini. Ma viene eseguito con straordinaria tempestività. In nome, forse, di un "non si sa mai" che sarebbe interessante capire a chi fa capo. Magari un giorno, se scoperti, ci diranno che tutto questo avviene "nel superiore interesse dello Stato", mentre le povere vittime muoiono convinte di averne servito un altro. E' irragionevole supporre che la velocità dell'intervento consegua alla preventiva conoscenza del delitto che sarà consumato? L'efficienza è troppo fulminea per non essere sospetta.

Ho conosciuto la storia di Beppe Alfano grazie a Carlo Lucarelli e al suo programma "Blu Notte". A questo link troverete descritta la vicenda. Mentre qui (è il sito di Sonia Alfano, la figlia) vi sono ulteriori informazioni.

Per quanto mi riguarda, io continuo a ricordare. E a sentirmi vicino a Sonia Alfano.


15 settembre 2008

SOCIETA' IN RICORDO DI DON PUGLISI.

 

Era il 15 settembre 1993... il giorno del suo 56° compleanno. In quel giorno di 15 anni fa, l'uomo della foto, Don Giuseppe Puglisi (per tutti don Pino), veniva assassinato mentre rincasava.
L'angelo custode di uno dei quartieri più di frontiera di Palermo: il quartiere "Brancaccio". Ed in un quartiere di frontiera solo un prete di frontiera poteva riuscire a muoversi con la disinvoltura necessaria a scuotere gli animi dei tanti ragazzi che disperatamente cercava di strappare alla strada (e, di conseguenza, alla Mafia). Con questo post il sottoscritto, che continua ad affermare che il nostro è un paese senza memoria, vuole provare a smentire tutto ciò. Io ricordo e tutti noi abbiamo il sacro dovere di ricordare.

Per non dimenticare Padre Pino Puglisi voglio citare una sua frase tratta dal sito a lui dedicato  e che a me è piaciuta moltissimo... perché è la VERITÀ:

"Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno. Non è qualcosa che può trasformare Brancaccio. Questa è un'illusione che non possiamo permetterci. E' soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani. Lo facciamo per poter dire: dato che non c'è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa. E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto...".

In fondo ho sempre pensato che il male trionfa soltanto se i buoni non fanno nulla.


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permalink | inviato da Nathan 2000 il 15/9/2008 alle 7:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


12 maggio 2008

SOCIETA' MA IN BASILICATA, LA MAFIA ESISTE?

L’ultimo numero di Controsenso vede pubblicata una lettera aperta del Consigliere Regionale del Pdl, nonché Avvocato penalista Sergio Lapenna circa la presentazione del Libro di Don Marcello Cozzi dal titolo “Quando la mafia non esiste” (ne ho fatto un post).
La mia intenzione non è quella di affermare che le riflessioni del Consigliere Lapenna (le cui riflessioni sono più che legittime e grande è la mia personale stima nei suoi confronti ), siano errate o di voler assumere la difesa d’ufficio di don Marcello (che non ha bisogno di avvocati difensori ma, pur non conoscendolo personalmente, stimo per l’impegno profondo sia come uomo di Chiesa, sia come membro della Società Responsabile). La mia intenzione è quella di esprimere la mia opinione (opinabile!!!!) sull’argomento Mafia riferito alla nostra regione.
Ho letto soltanto le prime 150 pagine del libro e il mio parere è che i fatti riportati non hanno impronta di faciloneria o superficialità: sono riportati in maniera circostanziata perché a parlare, quando si fa riferimento a ricostruzioni di vicende particolari, sono gli estratti di documenti dell’autorità giudiziaria; inoltre, non è difficile discernere tra fatti documentati e opinioni personali dell’autore (e se ci riesco io, che non sono una cima in fatto di intelligenza…). Non intendo soffermarmi sul tema Magistrati buoni e Magistrati cattivi sottolineato dal Consigliere Lapenna (da avvocato esperto, lui sottolinea degli aspetti tecnici che, non essendo esperto della materia giuridica, non mi permetto di contestare… e non voglio neppure). In effetti sono d’accordo con la sua spiegazione. Inoltre, ho già sottolineato come, per me, i Magistrati buoni sono coloro che compiono il proprio dovere; i magistrati cattivi, viceversa, sono coloro che ci mettono 10 anni per scrivere le motivazioni di una sentenza… o quelli infingardi che preferiscono occuparsi di ordinaria amministrazione! La mia intenzione è quella di soffermarmi su altri concetti espressi con questa lettera aperta.
Sergio Lapenna scrive, nella sua lettera aperta, quanto segue:

…se la Basilicata è terra di mafia o meno sono i fatti di cronaca a denunciarlo e le sentenze dei giudici. Però, a molti sembra strano che improvvisamente la Basilicata sia divenuta il luogo del malaffare delle logge deviate, dove la peggiore criminalità trova il suo habitat naturale. Noi vogliamo credere in una Regione di cittadini onesti e laboriosi che non hanno mai avuto una cultura mafiosa come invece succede in altre realtà del Mezzogiorno d’Italia. È ovvio, poi, che per i fatti di cronaca irrisolti debba essere fatta chiarezza ed attribuite le responsabilità penali personali, senza per questo accusare una intera regione. Se vi siano state delle omissioni, delle irregolarità o delle gravi responsabilità è giusto che vengano accertate, affinché non rimangano casi irrisolti. La Basilicata libera, continuo a credere, non è quella delle ordinanze di custodia cautelare subito dopo annullate, ma quella dei cittadini onesti e laboriosi”.

Conosco Sergio Lapenna da molti anni; per questo credo che le sue parole siano dettate da un amore smisurato per la sua (nostra) terra. Tuttavia, la sua lettera e le sue riflessioni, non mi bastano. Perché? Semplicemente per il fatto che, a mio avviso, la cultura mafiosa inizia con le parole “LA MAFIA NON ESISTE”. Per questo motivo ci tengo a dire la mia su quanto pubblicato da Controsenso.
Sono pienamente d’accordo che i fatti di cronaca e le sentenze dei giudici debbano dire l’ultima parola, ci mancherebbe altro. E CREDO (non “voglio credere”; non mi impongo nulla; la mia è una certezza) in una Regione di Cittadini Onesti e Laboriosi! CREDO, inoltre, in Regioni di Cittadini Onesti e laboriosi anche in altre realtà del Mezzogiorno d’Italia… perché non ho mai sopportato l’equazione Siciliani = mafiosi, o Campani = Camorristi ecc. Il concetto di Cultura Mafiosa che vive di questi stereotipi lo lascio, volentieri, ad altri. Io, per quello che mi riguarda, non ho intenzione di accodarmi a tutti coloro che si sentono feriti da ciò che Don Marcello Cozzi va affermando, ormai, da tempo. Io non mi sento ferito! Credo, invece, che anche il grido di dolore di Don Cozzi sia dettato dall’amore che ha per questa nostra terra. E non grido al complotto! Dico semplicemente che non ho intenzione di affermare, a priori, che nella nostra terra “LA MAFIA NON ESISTE”. Dico che bisogna cominciare a tenere alta la guardia, alta l’attenzione non solo a livello di Forze dell’Ordine o di Autorità Giudiziaria; BISOGNA TENERE ALTA L’ATTENZIONE SOPRATTUTTO A LIVELLO POLITICO E CIVILE: i cittadini onesti e laboriosi DEVONO fare la loro parte; come anche la Politica. Indignarsi per qualcosa di cui sappiamo ancora poco, è da irresponsabili.
Io preferisco pensare che sacche di malavita organizzata e malaffare siano presenti nella nostra Regione. E preferisco che tutti noi cittadini onesti e laboriosi prestiamo la giusta attenzione al fenomeno. Se il tempo e le sentenze dei giudici dovessero darci torto, ne sarei felicissimo… spero ardentemente di essere in torto a pensare che LA MAFIA IN BASILICATA ESISTE”. Ma non commetterò l’errore di affermare, a priori, il contrario… e mi piacerebbe che anche le istituzioni di questa Regione facessero altrettanto. Nessuno di coloro che amano in maniera viscerale questa Regione potrà biasimarli per questo.


7 maggio 2008

letteratura QUANDO LA MAFIA NON ESISTE!

Ma cosa diavolo vorranno questi preti? Oltretutto facendosi spalleggiare anche da due non credenti! Invece di stare là, al proprio posto, a presidiare un pulpito, un altare; invece di occuparsi del proprio gregge, dispensando consigli e precetti; invece di fare solo, ed esclusivamente, gli interessi della “ditta”. Nulla di tutto questo! Questi preti hanno tutta l’intenzione di fare politica. Invece di distribuire pater, ave e gloria, parlano di mafia!?! Ma cosa si sono messi in testa? Creano associazioni anti usura, anti criminalità, presenziano a convegni, scrivono libri (udite udite) che non parlano di Vite di Santi, o della storia dei paeselli sperduti di qualche angolo sconosciuto della propria regione, no… Scrivono libri sulla mafia!!!

Questo potrebbe essere il discorso indignato di qualche bigotto moralista, fanatico dell’ordine; di quelli che pontificano (si prenda questo termine in senso dispregiativo, please) di persone che devono rimanere al proprio posto, a ricoprire un ruolo monolitico, senza mai, dico mai, provare neppure ad uscire dal seminato.
O potrebbe essere il discorso di chi si sente minacciato dall’attivismo di questi preti di frontiera: Come si permette Don Marcello Cozzi di scrivere di una società, quella lucana, che nulla ha a che spartire con altre realtà regionali… magari confinanti?

Per fortuna vi sono questi preti di frontiera! E cominciano a riempire i teatri (ieri sera, il Cine-Teatro Don Bosco era ben colmo) a scuotere le coscienze della gente.Due preti, Don Luigi Ciotti, “capo supremo” dell’associazione LIBERA e Don Marcello Cozzi, referente dell’Associazione LIBERA BASILICATA. Affiancati da due non credenti dichiarati (e impenitentiJ): il giornalista di Rainews24, Maurizio Torrealta e l’ex Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione.

Che accidenti facevano, questi quattro signori, sul palco del Don Bosco? Beh, ieri sera c’era la presentazione del libro di Don Marcello (una fatica immane… quasi 500 pagine), dal titolo “QUANDO LA MAFIA NON ESISTE – Malaffare e affari della Mafia in Basilicata”. Maurizio Torrealta faceva, diciamo così, da relatore. La prefazione del libro è di Francesco Forgione, che ha voluto partecipare al lavoro di Don Marcello avendo alle spalle un’esperienza, sia pur breve, di presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e, quindi, era la persona più indicata per una prefazione che fosse autorevole.
Non voglio soffermarmi sulle parole di Torrealta e di Forgione se non per sottolineare che entrambi hanno voluto soffermarsi sulla “Basilicata isola felice” affermando anche loro quanto Don Marcello va ripetendo da anni: Uno stereotipo che gli avvenimenti che si sono succeduti negli anni hanno impietosamente reso, appunto, solo uno stereotipo (in senso negativo), per giunta non rispondente alla realtà.
Alla serata ha partecipato anche, a sorpresa, la giornalista di Rai3, Federica Sciarelli, che ha saputo, con un pizzico di ironia, sottolineare come il personaggio Don Marcello Cozzi sia, per l’estabilishment, un personaggio scomodo.
Sull’intervento di Don Luigi Ciotti mi soffermerei un po’ di più. Sottolineerò, ovviamente, il suo definire la fatica letteraria di Don Marcello come un atto d’amore per il suo popolo. Ma l’intero suo intervento è stato un susseguirsi di importanti citazioni; a cominciare dall’idea di Don Bosco di andare in giro per la sua città a “raccattare” i ragazzi di strada, per farne dei Cittadini (cives); continuando con la missione di Don Milani, di dare sì un’istruzione ai suoi ragazzi ma, soprattutto, di dire SEMPRE loro la Verità: sia che ciò seguisse i dettami della “ditta” (leggi gerarchie ecclesiastiche), sia che non seguisse tali dettami. Il momento più importante dell’intervento di Don Luigi è stato quello in cui ha voluto, con forza, sottolineare come l’impegno di un sacerdote a favore dei suoi parrocchiani e contro la criminalità, troppo spesso, è finito con l’eliminazione fisica del ministro di Dio… la citazione di Don Giuseppe Diana, per tutta la sua vita impegnato a strappare i ragazzi alla Camorra, è stata, per il sottoscritto, la più toccante. Perché? Semplicemente perché ha sottolineato come la strategia della criminalità organizzata sia spietata con chi cerca di contrastarla. Dopo l’assassinio del sacerdote campano, venne scatenata una campagna di stampa diffamatoria nei suoi confronti. E Don Luigi ha voluto sottolineare tutto ciò: la criminalità non ha nessuna pietà per i propri nemici; e punta alla distruzione totale di chiunque abbia osato opporvisi. Ma il momento che più mi ha impressionato dell’intervento del responsabile di Libera è stato quello in cui ha voluto sottolineare come lui, da molto tempo, non parla più di Società Civile, preferendo parlare di Società responsabile. Vado un po’ a memoria, ma mi pare che la massima enunciata ieri sera sia stata la seguente: Ognuno deve assumersi la sua quota di responsabilità, Norberto Bobbio diceva che "la democrazia vive di buone leggi e buoni costumi", noi chiediamo allo stato di fare buone leggi, ma come cittadini abbiamo il dovere di assumerci le nostre responsabilità. E ciò mi trova d’accordo!
Passiamo a Don Marcello. Voglio soltanto sottolineare la cosa più importante scaturita dal suo intervento: con il suo libro ha voluto stigmatizzare il fatto che, per quanto si sia voluto fare negli anni, il fenomeno criminalità organizzata, in Basilicata, è più presente di quanto non si voglia far credere. Il suo libro sottolinea come, nella nostra regione, vi sia stata una fase in cui minuscoli gruppuscoli di criminalità si muovessero in ordine sparso… e come, da un certo momento in poi, tali gruppuscoli abbiano fatto un salto di qualità, cercando alleanze con le organizzazioni criminali delle regioni vicine; e come, da quel momento, nulla nella nostra regione, sia più come prima!

Insomma, vale la pena di acquistare il libro, leggerlo e farsi un’idea un po’ più ampia della situazione della nostra regione. Concludo con un’altra citazione illustre venuta fuori dalle labbra di Don Ciotti; è del Giudice Rosario Livatino: “Non ci verrà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili”. Le persone sul palco, ieri sera, sono credibili. Dobbiamo far sì che tutta la società Civile, diventi Società responsabile e, quindi, credibile.

Per saperne di più vi rimando anche al blog del mio compagno di merende Astronik.

Anche gli amici del blog Fandorin (che linko immediatamente), hanno scritto del libro!


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