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"Da quando le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza, poi le persone oneste devono fare lo stesso". (Lev Nicolaevic Tolstoj)

 
Diario di bordo di chi spera di ritrovare la strada di casa
 


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26 febbraio 2013

POLITICA CONSIDERAZIONI AD URNE CHIUSE!

Chiuse le pratiche di tipo elettorale, non ho voglia di fare analisi particolari su cosa è accaduto nel resto del paese. Voglio, piuttosto, concentrarmi su cosa è accaduto in questa regione: ciò che è accaduto nel resto del paese, ovvio! E fin qui tutto regolare, la Basilicata, per quanto regione piuttosto anomala e particolare, fa parte di un paese ben più vasto e, quindi, i meccanismi nazionali, in buona parte si ripercuotono anche qui... anche se, a dire il vero, ho sempre pensato che questa regione fosse il laboratorio di esperimenti che, poi, venivano brevettati ed applicati al resto del paese: Il Pd, tutto sommato, è nato qui, quando si decise di fare l'alleanza tra ex comunisti ed ex democristiani, prima che ci pensassero a livello nazionale. Poi, visto che qui aveva funzionato, fu esteso al resto del paese. Vabbè, sto divagando... ma, forse, non proprio. E se fosse esattamente così anche stavolta? Se la rivoluzione (parola che imperversa sui social network) fosse partita proprio da qui? No, perché... se così fosse, potremmo dire che, se ciò che nasce qui e funziona, poi si allarga al paese, potrebbe tranquillamente valere il discorso inverso: le cose che nascono qui e che dimostrano, in più occasioni, di non essere pratiche, perché laboriose, perché necessitano di tempo e di impegno serio a coinvolgere la gente... già!!! Dev'essere così!!! Ed io che sto a perdere tempo nel cercare i perché di un risultato assolutamente catastrofico per Comunità lucana?!? E' evidente che non calcolavo un fatto importante!!!!! Non calcolavo il fatto che questa regione è un laboratorio. E dai laboratori escono solo le cose pratiche e funzionali. In un laboratorio, se c'è una cosa che non può fruttare, che necessita di tempo e di sperimentazioni a lungo termine, beh... quella cosa non verrà mai messa in circolazione!!! Ecco spiegato l'arcano, finalmente!!! E' la dura legge del mercato, bellezza: un prodotto dev'essere prima di tutto utile ai più. Poi, non deve passare troppo tempo sotto i microscopi, ma deve fare una trafila abbastanza veloce, e se risulta di una qualche utilità "commerciale", allora può essere immessa sul mercato!!! E quanto ci voleva a capire una cosa tanto evidente??? Infatti, all'ennesima "grugnata" al muro, mi si sono aperti gli occhi. Ed ho capito che il progetto "Comunità Lucana" era uno di quei progetti che poteva avere una qualche utilità, certo; ma necessitava di tempi lunghi. Forse troppo, per un paese (o per una regione) che non si può permettere risultati così lontani nel tempo. E allora, se la rivoluzione ha bisogno di tempi ristretti, non avevamo nessuna speranza. Prova ne sia che il tempo ci ha castigati, invece di premiarci: perché ad ogni tornata elettorale alla quale abbiamo partecipato, c'è stato un "Decrescendo" (passatemi la metafora musicale) continuo. Insomma, è come un contadino che ogni anno semina un tot per raccogliere di meno di ciò che ha seminato! Quel contadino, alla fine, cambierà mestiere, se non vuole morire di fame, no?
Allora, a questo punto, diventa stucchevole tentare un'analisi puntuale e dettagliata di tutto. La verità è che ciò che si fa largo nel mondo è ciò che è immediato, di facile "ascolto", pratico e veloce. La Partecipazione (uso la maiuscola perché penso al senso che Gaber dava a questa parola) costa fatica, tempo e i risultati si vedono solo a distanza di anni. E una rivoluzione non può aspettare i nostri comodi. Ce ne ho messo, di tempo, per capirlo. Ma, alla fine, ho capito! E' inutile cercare altre strade per il cambiamento di questa Regione, di questo Paese, di questo Mondo. Il tempo che ci vuole, è nemico dell'uomo. L'uomo preferisce le rivoluzioni repentine, veloci. Quelle, però, vogliono sangue, ne hanno sete più del Conte Dracula. E il sangue non fa per me. Io ho sempre creduto nella "Rivoluzione dei passi necessari e del tempo che ci vuole"... il sangue, inteso come vittime sacrificate sull'altare del cambiamento, non rientra nei miei programmi. E' per questo che, prima ancora della riunione di Sabato, nella quale sarà proposto lo scioglimento di Comunità Lucana, io ho già deciso che questa guerra è definitivamente persa, dal mio punto di vista. E anticipo la mia decisione in merito: indipendentemente dalla decisione che l'assemblea vorrà prendere nella riunione di Sabato, io mi chiamo fuori!!! Non so ancora che strada prenderò... ma di sicuro, la via della partecipazione della gente a progetti condivisi, quella non è più la mia strada. Con gran dolore, sia chiaro, prendo la decisione; perché penso anche a quei quasi 900 votanti che hanno voluto premiarci col loro voto. Magari quei quasi 900 votanti si sentiranno traditi da questa mia decisione... ed io chiedo perdono fin d'ora per questa mia defezione! Ma cerchiamo di essere sinceri: una rivoluzione che si è avviata, così, con un'esplosione tanto potente, beh... quella rivoluzione vorrà le sue vittime e il suo sangue. Ed io mi immolo per primo. Gli altri non si sentano esortati a fare altrettanto, però! La prima vittima di questa rivoluzione sono io, ed io soltanto. Le altre che arriveranno, probabilmente, non ne saranno consapevoli quanto io lo sono. Ma tant'è!!! Considerazioni ad urne chiuse, che danno un solo responso: la rivoluzione deve andare avanti, e non può fermarsi di fronte alle mie obiezioni. Io mi fermo qui; rinuncio all'esperienza politica per la quale mi ero speso in maniera completa. E da questo blog, probabilmente, non si sentirà parlare più di temi importanti quanto quelli che ho trattato finora. Ma questo spazio rimarrà sempre il MIO spazio: quello nel quale verrò a rifugiarmi ogni volta che ne avrò la necessità. Questo è tutto. Nathan abbandona la battaglia per prendere altre strade! Quali siano, ancora non lo so.


6 aprile 2011

diritti COSA FARO' DA GRANDE (II).

Un aforisma piuttosto noto recita, più o meno, quanto segue: "Il Paradiso è quel luogo in cui la cucina è francese, i fabbricanti di birra tedeschi, l'amante è italiano (e ancora mi domando sulla base di quali parametri Ndr), i poliziotti inglesi e tutto è organizzato dagli svizzeri. L'Inferno è quel luogo in cui la cucina è inglese, i fabbricanti di birra francesi, l'amante è svizzero, i poliziotti tedeschi e tutto è organizzato dagli italiani".
Ho citato questo aforisma per stigmatizzare una caratteristica tipica dell'italica gente (valida a qualsiasi latitudine ed altitudine): la cronica incapacità di gestire l'organizzazione di qualunque situazione (dalla più semplice alla più complessa). O, forse, dovrei dire: la capacità di certi comitati d'affari (che hanno inquinato anche la politica) di occuparsi solo ed esclusivamente dei propri tornaconti dimenticandosi, altresì, di quelle che sono le esigenze del resto dei cittadini. E mi riferisco, penso sia intuitivo, a ciò che è successo nella gestione dell'emergenza immigrati in fuga dal Maghreb in fiamme (sulle cause di quest'incendio, per ora, preferisco non esprimermi... anche se, a dire il vero, ho le idee piuttosto chiare sulla situazione). Facevo, ieri sera, una riflessione su qualcosa che avevo "percepito" (in quanto spettatore distrattissimo e, probabilmente, scarsamente interessato a certe discussioni) guardando la puntata di Ballarò; ad un certo punto, è comparsa una cartina dello "stivale" con riempite in rosso le regioni che si erano "caricate" della propria quota di disperati da ospitare. Regioni che avevano approntato, con l'ausilio di VVFF e Protezione Civile, delle tendopoli che lasciano presupporre la provvisorietà dei campi di accoglienza... nessuna regione del nord (Liguria esclusa); Lazio e Toscana per il centro Italia. E, ovviamente, tutto il meridione! Non sono a conoscenza della locazione delle tendopoli in alcune regioni, ma conosco l'ubicazione delle suddette in tre delle regioni meridionali: la Basilicata (la mia regione, la Puglia e la Campania. Ora, quei quattro fedelissimi che vengono a farmi visita con commovente assiduità e quotidianità su questo blog, sanno che sono affetto da una malattia incurabile: il SOSPETTO!!! E la locazione di questi campi "provvisori" nei quali "stoccare" questi poveracci, sono:

  1. Per la Basilicata, il Comune di Palazzo San Gervasio (noto produttore di oro rosso... il pomodoro, per intenderci) ed a confine con un'altra area a vocazione produttiva della stessa filiera (terra di Capitanata, nel foggiano, dove da sempre si coltiva il pomodoro destinato all'industria conserviera).
  2. Per la Campania il Comune di Santa Maria Capuavetere (comune baricentrico rispetto a tutto l'agro Casertano-Partenopeo vocato alla medesima produzione agricola).
  3. Per la Puglia, il comune di Manduria (zona di produzione olivicola e viti-vinicola).

Ora, per esperienza personale, dato che vivo in Basilicata ed ogni anno, durante la stagione della raccolta del pomodoro si presenta, con puntualità teutonica, il problema di dove ospitare, in quel di Palazzo S. Gervasio, i lavoratori immigrati stagionali, mi prende il sospetto che tutta questa strategica disposizione dei campi di "accoglienza" (immaginate come ci si debba sentire in tenda... una situazione di precarietà non da poco!!!) non sarà mica finalizzata ad avere, in prossimità del periodo della raccolta nei campi, manodopera a basso costo pronta per l'impiego? E quando parlo di manodopera, mi vengono in mente subito i "caporali", mica i sindacati!!!!
Sì, il sospettoso-complottista-dietrologo-rompiballe che si è impossessato del mio corpo, pensa proprio questo. Un'organizzazione all'italiana (che lascia fuori il ricco nord da questa "magagna") che serve ai soliti comitati d'affari per avere schiavi a disposizione di coloro che, alla fine, trarranno profitti dal bassissimo costo di questi lavoratori. Organizzazione della quale, complici consapevoli o inconsapevoli i presidenti delle tre regioni, denota la solita cialtroneria di una classe imprenditoriale e politica incapace di provvedere a nulla che possa servire al bene comune. Ovvio che il nord si tenga fuori da queste magagne (siamo in periodo elettorale e... la sicurezza del nord presuppone che i "negher" stiano fora d'i ball (Bossi dixit). Salvo, poi, passato il periodo elettorale, prendersi qualche immigrato a lavorare per produrre "ricchezza" lassù, nel già straricco nord. Eh sì: tale Luigi Abete (già presidente di Confindustria anni fa) ieri sera ha ammesso che gli italiani che hanno perso il lavoro negli ultimi tre anni sono circa un milione (azzarola!!!!); ma questa perdita di posti è parzialmente compensata da seicentomila immigrati che hanno trovato lavoro nelle zone molto alte della penisola. Ecco, il solito discorso freddo e asettico: tutto sommato abbiamo perso solo 400.000 posti! Ma si sa: la matematica è fredda... perché quel milione di disoccupati, hanno comunque bisogno di mangiare!!! Chi glielo spiega a questi che, tutto sommato, il bilancio non è del tutto negativo perché 600.000 immigrati, che sono come la peste per il nord, hanno comunque trovato lavoro nel ricco nord?.
Voglio concludere questa mia delirante disquisizione sulla situazione nella quale "sguazziamo", con una dichiarazione di Aldo Pagnoncelli che ieri sera (con la solita aria sorniona e con un sorrisetto sarcastico sulle labbra), alla domanda di Giovanni Floris su come fossero cambiati gli orientamenti di voto degli italiani alla luce delle vicende giudiziarie e sessuali del premier, ha risposto come segue: "Sostanzialmente immutate. Chi è di sinistra continua a votare per la sinistra, chi è di destra continua a votare per la destra. Siamo, fondamentalmente, un popolo di tifosi".
Sono anni che non sono più un tifoso di calcio (forse non lo sono mai stato)... e sono anni che non sono più un tifoso politico, ma penso che sia necessario spogliarsi dei facili ideologismi e indossare i panni del progetto politico e delle idee che siano funzionali al bene pubblico.
Ecco, questo post è un riassuntino di quali pensieri mi vengono in mente tirando boccate al mio fido Toscano, la sera, per le vie della mia città.
IO, DA GRANDE, FARO' TUTTO CIO' CHE E' IN MIO POTERE PER OCCUPARMI DEL BENE COMUNE. E SE CI RIESCO IO, NONOSTANTE GLI IMPEGNI E IL POCO TEMPO A DISPOSIZIONE, SAREBBE AUSPICABILE CHE TUTTI COLORO CHE NON SI RICONOSCONO NELLO STILE DI VITA DI POCHI CIALTRONI CHE GUASTANO QUESTO PAESE, COMINCIASSERO A DOMANDARSI: COSA FARO' DA GRANDE? COSA HO INTENZIONE DI LASCIARE AI MIEI FIGLI?


13 marzo 2011

SCIENZA SONO INQUIETO!

Il titolo di questo post nasce da una riflessione che l'evento sismico verificatosi in giappone (seguito da onda anomala) ha acuito non poco, ma la riflessione ritorna, occasionalmente, da anni. Sono uno dei "fortunati" ad aver vissuto un evento sismico devastante in prima persona: Il terremoto verificatosi nel 1980, il 23 di novembre, tra Basilicata ed Irpinia. L'evento sismico fu valutato di magnitudo 7,2 (anche se, a dire il vero, l'entità della magnitudo oscilla tra i 6,9 ed i 7,4... misteri della scienza!!!). E fu una vera ecatombe tra danni ai fabbricati e vittime (2.914, per essere precisi). Oggi, tutto questo susseguirsi di immagini della furia della natura, fa ritornare a galla le mie riflessioni che, da un paio d'anni, come ho già sottolineato, ritornano. Il terremoto che mi ha visto spettatore (terrorizzato) poco più di 30 anni fa, fu provocato da una delle faglie più importanti dell'intero sud Italia (forse dell'intera penisola). Faglia che, in questi 30 anni, poco ha fatto sentire la sua presenza (a noi semplici cittadini, immagino, non ai sismologi o geologi che, sono certo, sono in continuo monitorare la situazione). Ciò vuol dire che, almeno per noi "comuni mortali", la faglia è in fase di accumulo di energia e ne sta scaricando poco o nulla, di questo accumulo. Ieri, mi pare di aver ascoltato un famoso sismologo (di cui non ricordo il nome) che rispondeva alle domande di un giornalista riguardo all'evento catastrofico giapponese. Una di queste domande è stata, più o meno, la seguente: "Cosa succederebbe, nel nostro paese, se si dovesse verificare un evento sismico come quello giapponese?". Lo scienziato ha risposto in maniera chiara: "Non ci voglio neppure pensare!!!".
Ecco, se sommo le due cose, una faglia che se ne sta tranquilla ad immagazzinare energia, e un sismologo che dice ciò che ha detto... ho ragione a dire che sono inquieto?


8 marzo 2011

POLITICA COSA FARO' DA GRANDE (I)

Lo so, non aggiorno questo mio spazio virtuale da fine ottobre... ci pensavo ogni sera, ogni sera che, pioggia o vento, cielo stellato o libeccio, mi aggiravo, per le vie del centro storico della Città con il mio fidato Toscano tra le labbra. E i pensieri sono tali e tanti che se volessi lasciarli tutti qui in un unico post, probabilmente non basterebbe una serata e all'imprudente viandante che dovesse capitare su questa pagina, si parerebbe dinanzi un post infinito tanto da indurlo ad andar via. E, visto che sono dotato di un minimo sindacale di narcisismo, la mia autostima andrebbe a farsi benedire, se dovesse capitare ciò! Allora mi ripropongo di scrivere ciò che mi passa per la mente quando le boccate di fumo si spandono per l'aria, ma spezzettando il discorso in più parti... magari qualcuno si fermerà a leggere!!!
Da dove comincio? Beh, dal fatto che, da qualche anno, ho deciso di imbarcarmi sulla nave della "partecipazione politica"! Ma Politica (maiuscola) vera, quella che ti prende e ti fa anche ingrossare il fegato perché, inevitabilmente, sei costretto a guardare la politica (minuscola) nella quale non ti riconosci, la politica che eviti come un virus letale. La politica che ci accompagna sui mezzi di informazione di massa da una quindicina d'anni o poco più!!!
Da qualche anno, dicevo, con una "manciata" di don Chisciotte (Cervantes mi perdonerà per l'irriverente citazione), sono impegnato in una battaglia che non so dove mi porterà! So, però, dove vorrei che mi portasse: ad una situazione locale e nazionale completamente differente da quella nella quale, purtroppo, da più di un quindicennio siamo impantanati.

La voglia di fare qualcosa per la mia terra, per la mia regione è diventata sempre più un'esigenza vitale. Chi non dovesse conoscere la mia regione, la Basilicata, deve sapere che, dalla fine degli anni '90, in questa regione, si estrae Petrolio. E queste estrazioni petrolifere, almeno nelle "chiacchiere" degli amministratori e politici locali, avrebbero dovuto portare questa regione a condizioni di ricchezza (non amo questo termine perché viene usato  impropriamente e per ingannare) le quali, a distanza di più di 13 anni, non si vedono. Nè si vedono quei posti di lavoro che l'oro nero avrebbe dovuto portare a questa terra! Si vede soltanto il bilancio negativo di 3.000 giovani che vanno via senza neppure l'intenzione del ritorno... perché, cosa ritornerebbero a fare?
Qualche giorno fa, i maggiorenti della politica (da questo momento in poi, la parola sarà scritta con l'iniziale minuscola ogni volta che mi riferisco alla politica che tutti dobbiamo subire) hanno organizzato una tre giorni di conferenza su Petrolio ed Ambiente!!! Il presidente della mia regione, la Basilicata, Vito De Filippo, ha voluto questa conferenza, con relatori persone più o meno legate alle compagnie petrolifere. Ha avuto anche l'ardire di parlare di confronto con le organizzazioni ambientaliste... confronto che, nei fatti, non è avvenuto quasi mai. Perché il dibattito (così lo chiamavano in conferenza) era limitato ad una domanda secca che in pochi potevano fare!!! Ma la cosa che più mi ha lasciato l'amaro in bocca (ma anche una specie di sorriso sarcastico) è stata la conclusione del Governatore, che si è riempito la bocca di una frase che tutti conosciamo, ma che dalla sua bocca acquista un sapore amaro. Cosa ha detto, il governatore? Ha detto: "La nostra terra l'abbiamo avuta in prestito dai nostri figli, ed è a loro che dovremo restituirla". Detta così, direi, ha il sapore della beffa. Perché nella tre giorni di conferenza, nulla è stato detto sui problemi di impatto ambientale che l'oro nero inevitabilmente crea laddove si procede con le estrazioni selvagge! Nulla di ciò che le estrazioni e coltivazioni (nonché la prima raffinazione) petrolifere possono causare a livello di salute dei cittadini a contatto con i pozzi ed il centro oli.
Vado a concludere questa prima tranche del mio delirio, sottolineando il fatto che il mio volermi calare nella partecipazione Politica, nasca dalla stessa frase del Governatore De Filippo: voglio fare qualunque cosa per restituire la terra in cui sono nato e cresciuto migliore di come mia figlia me l'ha prestata!!! Cosa farò da grande? Ci metterò tutto l'impegno possibile per mantenere questa promessa. Ho cominciato con problemi ambientali ed ho scoperto che i problemi ambientali non sono assolutamente "sciolti" da altre problematiche che solo la politica può risolvere. E io, alla fine, ho deciso che per risolvere queste problematiche, l'unica possibilità che c'era era l'impegno politico. Concludo questa prima elucubrazione dei miei pensieri dicendo: da grande voglio riuscire a dire: Ho contribuito al miglioramento della mia terra e del mondo!


Il tutto, ovviamente, con un gruppo (o movimento, fate voi) che si chiama
Comunità Lucana - Movimento no oil.


27 novembre 2009

SOCIETA' BASILICATA FELIX?

Diciamoci la verità... quante volte abbiamo ascoltato la definizione di Basilicata Isola felice di un sud permeato da mille problematiche? Tante volte, lo sappiamo. Perché? Ma semplicemente perché, dalle nostre parti, si percepiva una situazione nettamente differente rispetto alle regioni limitrofe: assenza di criminalità organizzata (perchè non si spara), problematiche ambientali pressocchè nulle (perché nessuno si prendeva la briga di andare a verificare nulla), una regione con un numero bassissimo di abitanti e poche infrastrutture, nettamente insufficienti allo "sviluppo" (ovvio... se per sviluppo pensiamo a quello canonico, di produttività sempre crescente, con in numeri che si hanno nella nostra regione, è naturale che il tutto sia messo in questi termini).
Oggi, dopo una serie di circostanze che hanno portato alla scoperta di situazioni abbastanza "scabrose", possiamo dire che il concetto di Basilicata Felix, un po' alla volta, comincia a dissolversi nell'immaginario collettivo dei cittadini Lucani. Perché questa riflessione? Semplicemente perchè, da quando il Comitato no oil lucania e, successivamente, Comunità Lucana - Movimento no oil (oltre alla OLA ed altre organizzazioni e associazioni), hanno cominciato a muoversi, sono venute fuori una serie di cose che hanno fatto crollare il concetto di Isola felice ed hanno fatto crescere il malcontento e le paure di parte dei cittadini (soprattutto coloro che cominciano a prendere informazioni puntuali su tante situazioni).
Offro ai miei quattro lettori il seguente filmato... da guardare con una certa attenzione. E, poi, probabilmente, non si potrà più dire "Non ne sapevo nulla!".


27 ottobre 2009

SOCIETA' ENI, POTERI FORTI E POLITICI DEBOLI.

Quella del 20 marzo 2003, la ormai famigerata “seconda guerra del Golfo”, era stata dichiarata da Bush Jr. sulla base di labilissime prove circa la presenza in Iraq di “armi di distruzione di massa” che, appunto, richiedevano un intervento militare. Ma se per l’Afghanistan vi era stata una risoluzione dell’ONU (sia pur discutibile), per l’Iraq abbiamo avuto la decisione UNILATERALE degli USA di intervenire militarmente. Ora, dopo più di sei anni, è chiaro a tutti che il vero motivo di quest’attacco altro non era che l’opportunità di sfruttare le enormi riserve di Greggio di quel paese senza dover sottostare alle richieste del Rais Saddam. Insomma, il petrolio serviva all’occidente e l’occidente si è organizzato con tutti i mezzi, leciti e meno leciti, per andare a prenderselo con la forza. Il nostro paese si è subito schierato con l’”amico” Bush (perché è bene essere chiari: Berlusconi o chiunque altro sono stati "costretti" a schierarsi... e vedremo il perché), ed ha inviato un contingente di uomini e mezzi che ha avuto assegnata la regione di Nassirya. Ora, sembra che quella zona dell’Iraq fosse molto “appetita” dall’ENI; dirò di più: voci non verificate (e non verificabili) parlavano di un accordo in via di definizione col Sanguinario Dittatore Saddam (qualche voce parla addirittura di accordo già stipulato) sull’opportunità da parte del “Cane a sei zampe” di sfruttamento del giacimento dell’area summenzionata. Ovvio che, caduto il rais, l’Eni si era venuta a trovare, come si suol dire, “in braghe di Tela”… ma il problema è stato subito risolto: un contingente di uomini armati, a presidio dell’intera zona, poteva essere un buon viatico – in eventuali accordi con l’alleato Statunitense – per assicurarsi l’opportunità che era venuta meno con l’”esclusione forzata” di Saddam Hussein dal tavolo delle trattative. Queste sono, più o meno, anche le conclusioni cui era arrivato Silvano Ranucci, inviato di Rainews 24, autore di un reportage-inchiesta visibile al seguente sito (vi sono due link a dei filmati del reportage):

http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/innomedelpetrolio.asp

Che dire, a questo punto? Che l’Eni non si ferma davanti a nulla! E’ capace di contrattare con spietati dittatori, ma, a quanto pare, ha un’abilità a contrattare anche con stati molto potenti (e che potrebbero opporre veti contro i quali ben poco ci sarebbe da fare), com’è accaduto nel caso in questione. Si può, dunque, a questo punto e con le premesse fatte, avere il lecito sospetto che i “pezzi grossi” della multinazionale del Greggio (che qui in Basilicata conosciamo piuttosto bene), siano stati in grado di esercitare pressioni di una certa efficacia nei confronti dei nostri governanti? Al punto tale di convincerli a schierare uomini e mezzi in una guerra di invasione che per la nostra costituzione non è cosa legittima? Sospettare, ovviamente, non è proprio una cosa da “pellegrini”, come si vorrebbe far credere. E l’inchiesta di Ranucci, a quanto pare, avalla questi sospetti. Inoltre, non dimentichiamocelo, presidiare l’area di Nassirya ha avuto un costo anche in vite umane!

Poi, qualche giorno fa, mi imbatto nel seguente articolo, sempre sul sito di Rainews 24:

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=132871

dopo aver letto quanto riportato (le dichiarazioni fatte da Scaroni, Amministratore Delegato dell’ENI, al Financial Times), diciamo che è stato facile arrivare alla quadratura del Cerchio. Insomma, sei anni di “guerra”, hanno fruttato alla multinazionale del Greggio, il diritto di sfruttamento di uno dei più colossali giacimenti petroliferi dell’intero globo terraqueo: il giacimento di Zubair! E la cosa che più mi fa riflettere e masticare amaro, sta nel fatto che, in questo caso, l’Eni avrà, a nostre spese (cioè a spese del contribuente italiano) anche la protezione dei nostri militari. Eh sì! Giorno dopo giorno, questi potenti signori, diventano sempre più efficienti! Se in Nigeria erano costretti, per una questione di labile sicurezza in quel paese martoriato da guerriglia permanente, a “pagarsi” un servizio di sicurezza di tasca propria (oltre a versare royalties ben più consistenti di quelle che vengono “elemosinate” alla Basilicata), oggi possiamo dire che questi signori avranno una protezione militare pressocchè gratuita (per loro) e abbastanza onerosa per noi contribuenti.

Non c’è che dire: se le cose stanno così, che speranze rimangono in questa regione, a parte la “bufala” del prezzo del carburante ridotto e del continuo sbandierare un’opportunità di sviluppo che non si vede mai? E possiamo ancora avere un minimo di fiducia nei confronti di questa classe dirigente (tutta, in maniera trasversale) che pare rassegnata a subire supinamente lo strapotere delle Multinazionali dell'energia?

Vogliamo continuare a meditare gente?


12 maggio 2008

SOCIETA' MA IN BASILICATA, LA MAFIA ESISTE?

L’ultimo numero di Controsenso vede pubblicata una lettera aperta del Consigliere Regionale del Pdl, nonché Avvocato penalista Sergio Lapenna circa la presentazione del Libro di Don Marcello Cozzi dal titolo “Quando la mafia non esiste” (ne ho fatto un post).
La mia intenzione non è quella di affermare che le riflessioni del Consigliere Lapenna (le cui riflessioni sono più che legittime e grande è la mia personale stima nei suoi confronti ), siano errate o di voler assumere la difesa d’ufficio di don Marcello (che non ha bisogno di avvocati difensori ma, pur non conoscendolo personalmente, stimo per l’impegno profondo sia come uomo di Chiesa, sia come membro della Società Responsabile). La mia intenzione è quella di esprimere la mia opinione (opinabile!!!!) sull’argomento Mafia riferito alla nostra regione.
Ho letto soltanto le prime 150 pagine del libro e il mio parere è che i fatti riportati non hanno impronta di faciloneria o superficialità: sono riportati in maniera circostanziata perché a parlare, quando si fa riferimento a ricostruzioni di vicende particolari, sono gli estratti di documenti dell’autorità giudiziaria; inoltre, non è difficile discernere tra fatti documentati e opinioni personali dell’autore (e se ci riesco io, che non sono una cima in fatto di intelligenza…). Non intendo soffermarmi sul tema Magistrati buoni e Magistrati cattivi sottolineato dal Consigliere Lapenna (da avvocato esperto, lui sottolinea degli aspetti tecnici che, non essendo esperto della materia giuridica, non mi permetto di contestare… e non voglio neppure). In effetti sono d’accordo con la sua spiegazione. Inoltre, ho già sottolineato come, per me, i Magistrati buoni sono coloro che compiono il proprio dovere; i magistrati cattivi, viceversa, sono coloro che ci mettono 10 anni per scrivere le motivazioni di una sentenza… o quelli infingardi che preferiscono occuparsi di ordinaria amministrazione! La mia intenzione è quella di soffermarmi su altri concetti espressi con questa lettera aperta.
Sergio Lapenna scrive, nella sua lettera aperta, quanto segue:

…se la Basilicata è terra di mafia o meno sono i fatti di cronaca a denunciarlo e le sentenze dei giudici. Però, a molti sembra strano che improvvisamente la Basilicata sia divenuta il luogo del malaffare delle logge deviate, dove la peggiore criminalità trova il suo habitat naturale. Noi vogliamo credere in una Regione di cittadini onesti e laboriosi che non hanno mai avuto una cultura mafiosa come invece succede in altre realtà del Mezzogiorno d’Italia. È ovvio, poi, che per i fatti di cronaca irrisolti debba essere fatta chiarezza ed attribuite le responsabilità penali personali, senza per questo accusare una intera regione. Se vi siano state delle omissioni, delle irregolarità o delle gravi responsabilità è giusto che vengano accertate, affinché non rimangano casi irrisolti. La Basilicata libera, continuo a credere, non è quella delle ordinanze di custodia cautelare subito dopo annullate, ma quella dei cittadini onesti e laboriosi”.

Conosco Sergio Lapenna da molti anni; per questo credo che le sue parole siano dettate da un amore smisurato per la sua (nostra) terra. Tuttavia, la sua lettera e le sue riflessioni, non mi bastano. Perché? Semplicemente per il fatto che, a mio avviso, la cultura mafiosa inizia con le parole “LA MAFIA NON ESISTE”. Per questo motivo ci tengo a dire la mia su quanto pubblicato da Controsenso.
Sono pienamente d’accordo che i fatti di cronaca e le sentenze dei giudici debbano dire l’ultima parola, ci mancherebbe altro. E CREDO (non “voglio credere”; non mi impongo nulla; la mia è una certezza) in una Regione di Cittadini Onesti e Laboriosi! CREDO, inoltre, in Regioni di Cittadini Onesti e laboriosi anche in altre realtà del Mezzogiorno d’Italia… perché non ho mai sopportato l’equazione Siciliani = mafiosi, o Campani = Camorristi ecc. Il concetto di Cultura Mafiosa che vive di questi stereotipi lo lascio, volentieri, ad altri. Io, per quello che mi riguarda, non ho intenzione di accodarmi a tutti coloro che si sentono feriti da ciò che Don Marcello Cozzi va affermando, ormai, da tempo. Io non mi sento ferito! Credo, invece, che anche il grido di dolore di Don Cozzi sia dettato dall’amore che ha per questa nostra terra. E non grido al complotto! Dico semplicemente che non ho intenzione di affermare, a priori, che nella nostra terra “LA MAFIA NON ESISTE”. Dico che bisogna cominciare a tenere alta la guardia, alta l’attenzione non solo a livello di Forze dell’Ordine o di Autorità Giudiziaria; BISOGNA TENERE ALTA L’ATTENZIONE SOPRATTUTTO A LIVELLO POLITICO E CIVILE: i cittadini onesti e laboriosi DEVONO fare la loro parte; come anche la Politica. Indignarsi per qualcosa di cui sappiamo ancora poco, è da irresponsabili.
Io preferisco pensare che sacche di malavita organizzata e malaffare siano presenti nella nostra Regione. E preferisco che tutti noi cittadini onesti e laboriosi prestiamo la giusta attenzione al fenomeno. Se il tempo e le sentenze dei giudici dovessero darci torto, ne sarei felicissimo… spero ardentemente di essere in torto a pensare che LA MAFIA IN BASILICATA ESISTE”. Ma non commetterò l’errore di affermare, a priori, il contrario… e mi piacerebbe che anche le istituzioni di questa Regione facessero altrettanto. Nessuno di coloro che amano in maniera viscerale questa Regione potrà biasimarli per questo.


7 maggio 2008

letteratura QUANDO LA MAFIA NON ESISTE!

Ma cosa diavolo vorranno questi preti? Oltretutto facendosi spalleggiare anche da due non credenti! Invece di stare là, al proprio posto, a presidiare un pulpito, un altare; invece di occuparsi del proprio gregge, dispensando consigli e precetti; invece di fare solo, ed esclusivamente, gli interessi della “ditta”. Nulla di tutto questo! Questi preti hanno tutta l’intenzione di fare politica. Invece di distribuire pater, ave e gloria, parlano di mafia!?! Ma cosa si sono messi in testa? Creano associazioni anti usura, anti criminalità, presenziano a convegni, scrivono libri (udite udite) che non parlano di Vite di Santi, o della storia dei paeselli sperduti di qualche angolo sconosciuto della propria regione, no… Scrivono libri sulla mafia!!!

Questo potrebbe essere il discorso indignato di qualche bigotto moralista, fanatico dell’ordine; di quelli che pontificano (si prenda questo termine in senso dispregiativo, please) di persone che devono rimanere al proprio posto, a ricoprire un ruolo monolitico, senza mai, dico mai, provare neppure ad uscire dal seminato.
O potrebbe essere il discorso di chi si sente minacciato dall’attivismo di questi preti di frontiera: Come si permette Don Marcello Cozzi di scrivere di una società, quella lucana, che nulla ha a che spartire con altre realtà regionali… magari confinanti?

Per fortuna vi sono questi preti di frontiera! E cominciano a riempire i teatri (ieri sera, il Cine-Teatro Don Bosco era ben colmo) a scuotere le coscienze della gente.Due preti, Don Luigi Ciotti, “capo supremo” dell’associazione LIBERA e Don Marcello Cozzi, referente dell’Associazione LIBERA BASILICATA. Affiancati da due non credenti dichiarati (e impenitentiJ): il giornalista di Rainews24, Maurizio Torrealta e l’ex Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione.

Che accidenti facevano, questi quattro signori, sul palco del Don Bosco? Beh, ieri sera c’era la presentazione del libro di Don Marcello (una fatica immane… quasi 500 pagine), dal titolo “QUANDO LA MAFIA NON ESISTE – Malaffare e affari della Mafia in Basilicata”. Maurizio Torrealta faceva, diciamo così, da relatore. La prefazione del libro è di Francesco Forgione, che ha voluto partecipare al lavoro di Don Marcello avendo alle spalle un’esperienza, sia pur breve, di presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e, quindi, era la persona più indicata per una prefazione che fosse autorevole.
Non voglio soffermarmi sulle parole di Torrealta e di Forgione se non per sottolineare che entrambi hanno voluto soffermarsi sulla “Basilicata isola felice” affermando anche loro quanto Don Marcello va ripetendo da anni: Uno stereotipo che gli avvenimenti che si sono succeduti negli anni hanno impietosamente reso, appunto, solo uno stereotipo (in senso negativo), per giunta non rispondente alla realtà.
Alla serata ha partecipato anche, a sorpresa, la giornalista di Rai3, Federica Sciarelli, che ha saputo, con un pizzico di ironia, sottolineare come il personaggio Don Marcello Cozzi sia, per l’estabilishment, un personaggio scomodo.
Sull’intervento di Don Luigi Ciotti mi soffermerei un po’ di più. Sottolineerò, ovviamente, il suo definire la fatica letteraria di Don Marcello come un atto d’amore per il suo popolo. Ma l’intero suo intervento è stato un susseguirsi di importanti citazioni; a cominciare dall’idea di Don Bosco di andare in giro per la sua città a “raccattare” i ragazzi di strada, per farne dei Cittadini (cives); continuando con la missione di Don Milani, di dare sì un’istruzione ai suoi ragazzi ma, soprattutto, di dire SEMPRE loro la Verità: sia che ciò seguisse i dettami della “ditta” (leggi gerarchie ecclesiastiche), sia che non seguisse tali dettami. Il momento più importante dell’intervento di Don Luigi è stato quello in cui ha voluto, con forza, sottolineare come l’impegno di un sacerdote a favore dei suoi parrocchiani e contro la criminalità, troppo spesso, è finito con l’eliminazione fisica del ministro di Dio… la citazione di Don Giuseppe Diana, per tutta la sua vita impegnato a strappare i ragazzi alla Camorra, è stata, per il sottoscritto, la più toccante. Perché? Semplicemente perché ha sottolineato come la strategia della criminalità organizzata sia spietata con chi cerca di contrastarla. Dopo l’assassinio del sacerdote campano, venne scatenata una campagna di stampa diffamatoria nei suoi confronti. E Don Luigi ha voluto sottolineare tutto ciò: la criminalità non ha nessuna pietà per i propri nemici; e punta alla distruzione totale di chiunque abbia osato opporvisi. Ma il momento che più mi ha impressionato dell’intervento del responsabile di Libera è stato quello in cui ha voluto sottolineare come lui, da molto tempo, non parla più di Società Civile, preferendo parlare di Società responsabile. Vado un po’ a memoria, ma mi pare che la massima enunciata ieri sera sia stata la seguente: Ognuno deve assumersi la sua quota di responsabilità, Norberto Bobbio diceva che "la democrazia vive di buone leggi e buoni costumi", noi chiediamo allo stato di fare buone leggi, ma come cittadini abbiamo il dovere di assumerci le nostre responsabilità. E ciò mi trova d’accordo!
Passiamo a Don Marcello. Voglio soltanto sottolineare la cosa più importante scaturita dal suo intervento: con il suo libro ha voluto stigmatizzare il fatto che, per quanto si sia voluto fare negli anni, il fenomeno criminalità organizzata, in Basilicata, è più presente di quanto non si voglia far credere. Il suo libro sottolinea come, nella nostra regione, vi sia stata una fase in cui minuscoli gruppuscoli di criminalità si muovessero in ordine sparso… e come, da un certo momento in poi, tali gruppuscoli abbiano fatto un salto di qualità, cercando alleanze con le organizzazioni criminali delle regioni vicine; e come, da quel momento, nulla nella nostra regione, sia più come prima!

Insomma, vale la pena di acquistare il libro, leggerlo e farsi un’idea un po’ più ampia della situazione della nostra regione. Concludo con un’altra citazione illustre venuta fuori dalle labbra di Don Ciotti; è del Giudice Rosario Livatino: “Non ci verrà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili”. Le persone sul palco, ieri sera, sono credibili. Dobbiamo far sì che tutta la società Civile, diventi Società responsabile e, quindi, credibile.

Per saperne di più vi rimando anche al blog del mio compagno di merende Astronik.

Anche gli amici del blog Fandorin (che linko immediatamente), hanno scritto del libro!


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